Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <231>
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Il problema veneto dopo Villa/ranca (1859-60) 231
tare* se la cessione delle provinole venete, fatta dall'Austria, venendo ricono' .sellila e sancita dalle altre grandi potenze europee, diventino queste garanti della esecuzione del patto, perchè ciò faciliterà assai all'Italia il modo dì pro­curarsi i capitali occorrenti a convenienti condizioni. Ne sembra che questo consenso e questa garanzia potessero mancare, dappoiché è dell'interesse non della sola Italia, ma di tutta Europa, che questo patto si compia, e cioè per i motivi addotti in principio, e specialmente per far cessare in Italia quel fomite di rivoluzioni, che da essa, come da centro, si diffonderebbe poi in molte altre parti di Europa. Del che gli eventi del giorno ci danno già segno* perchè in quelle parti d'Italia, dove non prevalgono i principi monarchici costituzionali d'ordine e di libertà legale, professati e mantenuti dal governo del re Vittorio Emanuele, si veggono darsi convegno da tutte parti di Europa, i settari più sfrenati della demagogia e i partigiani di un'ostinata reazione, i quali fanno coi primi un'alleanza, che par mostruosa, quando si guardi al fine, cui intendono, ma che si spiega coi perversi mezzi, di cui sanno valersi.
L'ostacolo maggiore, che potrà far fallire questo piano di pacificazione del-VItalia, tentiamo che possa scontrarsi nel carattere caparbio ed astioso dell'impe­ratore Francesco Giuseppe, fomentato dalla gioventù militare, che lo circonda, la quale si vanta di voler lavar l'onta dell'ultima campagna d'Italia, dall'ascen­dente, che ha sull'animo di lui la madre, e dalla influenza del partito gesuitico, che essa sostiene. Né questo ostacolo potrà superarsi, finché il potere sovrano restì in quelle stesse mani, che attualmente lo tengono.
[Archivio di Stato, Venezia, Carte Paleocapa. n. 410, minuta n. 239].