Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIONI UNIVERSITARI ; UNIVERSIT? ; TOSCANA ; GUERRA 1848-1
anno <1953>   pagina <244>
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Renato Marmiroli
e non sono tali da far credere [a] una Guerra. Alcuni deputati ritornati oggi da Torino, fra [i] quali un certo Marchi di Genova, e San Vitali ecc. [hanno rife­rito che] il Re gli ha detto: Che restino tranquilli; che pace o Guerra, la Lombardia e i due ducati resteranno uniti al Piemonte. Lo credi tu? mi pare di sentire la tua risposta per cui dico: nemmeno io lo credo. Costì molti [sono] i rifugiati. Se ne sono contati fino [a] 20 jm oggi saranno [dagli] 8 ai 9/ni.
Per spiegare questo scetticismo, giova precisare che già i principi italiani mandate le loro truppe sul Po a fianco delle piemontesile avevano ritirate, e sin dall'8 agosto cioè un mese e mezzo prima che il Mantredini scrivesse la sua lettera Francesco V aveva preso possesso del ducato di Modena.
Il conte Signoretti era, quindi, di sentimenti liberali, anche se circondati di molta prudenza, cui lo portava il suo temperamento di brav'uomo alieno dalla politica attiva. Si comprende perciò come, nell'aprile del 1848, quando la balda gioventù toscana giunse a Reggio piena di entusiasmo, accogliesse in casa sua alcuni volontari, non ostante egli avesse famiglia numerosa (moglie, tre figliolette e servitù).
Gli ospitati furono Carlo Costa Reghini da Pistoia, milite della seconda compagnia, Stefano Siccoli da Firenze, e forse il già citato Morandi: ma nelle lettere successive questi non vi fa alcun accenno. Probabilmente, essendo egli in ritardo a cagione del ritorno a Pisa, bruciò le tappe, come si dice, per rag­giungere il reparto, ciò che gli consenti di esser presente al combattimento del 29 maggio. Il 28 egli era a Bozzolo, donde scrisse al conte Signoretti:
Si sente il cannone! In Mantova dicesi esser finito il sale, e il tabacco. Dal Tirolo Italiano fuggono i soldati nostri a 50 per volta: ho parlato questa mat­tina con due Italiani che erano al servizio dell'Austria, disertati vicino a Trento, e mi hanno detto che il numero dei Tedeschi colà ascende a circa 8000, che non sanno come sfamarsi. Qui in Bozzolo non vi è che il nostro Battaglione. Ieri ho veduto al­la finestra il Colonnello La Mormora ferito nel mento da una palla. Dimani si attende il Ferrari, sentiremo da lui la nostra destinazione. Questa notte io sono stato di guardia ai posti avanzati che freddoumido! a del sereno!
Uscito dall'ospedale di Brescia ov'era stato ricoverato per quell'emot­tisi traumatica, di cui s'è discorso scrive al conte, il 7 giugno:
... Mio caro Sig. Conte un obolo alla patria io Vho già pagato unitamente al Battaglione universitario. Quello che più ci accora è la perdita di un Pilla, e di un Montanelli, *) uomini tali che quarantamila Croati non basterebbero a compen-sarli. La sorte di molti studenti non si conosce ancora con precisione. Quelli di cui è certissima la morte sono i seguenti, Bernini, Berni, Sforzi, Benini, Barzel-Xotti, Corsi, Zei. Ghezzi, Luti tutti miei conoscenti, ed amici, di molti altri non rammento il nome. I di lei ospiti sono tutti e due liberi. Il povero Capit.no Gin­nasi restò prigioniero. Il Mossotti non è ferito come dicono alcuni giornali, e nep­pure il Ferrucci. Ora tutta la Truppa Toscana, e Napoletana si trova qui in Bre­scia per riorganizzarsi. Cosa si deciderà del Battaglione Universitario non saprei dirglielo. Oggi arrìverranno da Milano 1500 studenti tutti diretti per il campo. Slancio generoso di tanta gioventù! Ma Videa che lurchi Croati uccidano uomini
1 ) Era còtta voce che il Montanelli fossa morto, cosi ohe nou tardarono a comparire sulla stampa italiana necrologie cha ne esaltavano la figura. Era, invece, rimasto ferito e pri­gioniero.