Rassegna storica del Risorgimento

BATTAGLIONI UNIVERSITARI ; UNIVERSIT? ; TOSCANA ; GUERRA 1848-1
anno <1953>   pagina <247>
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Studenti toscani alla guerra del 1848 247
che non conviene al governo di tenere chiusa la Sapienza, non può convenire specialmente a te di perdere un anno, e non può convenire ai tuoi genitori di ri­nunziare a sopra L. 1100 che già si sono spese per il tuo primo anno in Pisa [...] Io spererei die nelVEstate dovesse decidersi la causa Italiana, e che a Otto­bre ci goderemo a CantagrUlo, ove ho fatto un bel pezzo di boschetto.
Ma il figlio non ne voleva sapere di tornare a casa, onde il padre iterò il 26 aprile, indirizzandosi, questa volta, al conte Signoretti:
Da mio figlio Carlo vengo informato delle tante attenzioni che l'eccellente di Lei cuore a Lui prodiga. Spero che Egli le saprà conservare meritata gratitudine: ma vada Sig. Conte convinto di quella di un Padre, e di una adolorata Madre rei-stata isolata alla direzione di 5 femine e del 3 maschio di tenera età.
Non mi è riuscito persuadere Carlo che non scompariva a far ritorno a Pisa col richiamo dei Professori di quella Università. Egli è pieno di onore, e teme d'in­taccarlo mostrandosi ingrato nel retrocedere, quando il bisogno di genie si può fare maggiore: pertanto se detto mio caro venisse sorpreso da febbre stante la situazione insalubre delle vicinanze di Mantova o obbligato venisse alla ritirata, La supplico della di Lei direzione, tanto per Parma ai suoi Parenti, o venga assistito nello spedale, ed evacuato al bisogno. La spesa occorrente sarà rimborsata da Persona che sarà per indicare l'avvocato Savi o Luigi Laurent, miei Parenti in Parma.
Mi duole non potere guidare detto Carlo, ed altro mio figlio minore di Lui, perchè le vicende umane, e perchè FUomo non è Divinità, dopo avere io militato nelle righe Napoleoniche, dopo essere stato scelto a distinte cariche militari, e missioni speciali, mi trovo cacciato fra la scena.
Signor Conte mi domandi con libertà, conti sulla mia gratitudine per la sua bontà verso il mio Carlo, ed anche verso il Siccoli Stefanino, figlio di un rispet­tabile mio amico; e mi creda pronto a provarle che avrà in me un Dev. obb. Ser­vitore.
* * *
Stefano Siccoli (18341886), era un adolescente, biondo come un cheru­bino, intelligentissimo, irrequieto, ardente d'amor patrio. Primogenito di Luigi uno dei più reputati avvocati del foro fiorentino a quattordici anni era fuggito da casa per recarsi a Forlì a prender parte a quella rivolu­zione. Arrestato dai gendarmi sui confini dello Stato pontificio, dovette tor­nare a Firenze, ove si diede anima e corpo al movimento patriottico studen­tesco. Egli era iscritto alla facoltà di legge nell'università di Pisa e in quel gen­naio ne informa il Michel usci un giornaletto perfettamente sconosciuto, L'Universitario, tutto redatto da studenti- Se ne conosce un solo numero, il secondo, che reca la data del 28 gennaio: poiché si annunzia settimanale, fu preceduto da almeno un altro numero, in data 21 dello stesso mese, nel quale i promotori, evidentemente, esposero le loro idee e i fini che intendevano con­seguire. Forse il primo numero fu stampato, il secondo, invece, rimase mano­scritto, probabilmente diffuso, in un numero limitato di esemplari, fra gli stessi universitari. Comunque, in questo secondo numero, il giovanissimo Siccoli pubblicò un articolo intitolato Lega retrograda, nel quale riferendosi prin­cipalmente ai duchi di Modena e di Parma, di cui sferzava la politica reazionaria cosi concludeva:
... L'Austria, o cederà, o sarà sconfitta. In ogni modo, dovrà piegarsi di fronte a questa negletta Italia, che ha per tanto tempo insanguinata e