Rassegna storica del Risorgimento
BATTAGLIONI UNIVERSITARI ; UNIVERSIT? ; TOSCANA ; GUERRA 1848-1
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1953
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Renato Marmiroli
compagnia. Non so però come Ella non ne abbia avuta piti nuova mentre so cito Egli Le ha scritto.
Che il giovane Siccoli ormai preso nell'ingranaggio della guerra non pensasse più agli studi ma soltanto a combattere per l'Italia, lo si de* suine anche da una lettera che il padre suo, il 10 luglio, indirizzava da Firenze al conte:
,.* Il mio Stefano è irremovibile nel partito di seguitare la guerra finché un Tedesco resti in Italia: io vado facendogli delle osservazioni, ma nel mio segreto non posso a meno di applaudire alla santa sua vocazione. Terminata la guerra, se sopravviverà, tornerà alla tranquillità dei suoi studj, se perirà. Iddio mi darà la forza per sostenerne il dolore.
Egli conserva indelebile la memoria delle molte cortesie ricevute nella sua rispettabile famìglia, ed io faccio voti perchè ci sia conceduto tanto di vita da venirle a protestar di persona la mia gratitudine. Carlo Reghini e tutti gli altri Universitari sono ritornati.
Tornò anche Stefanino con le insegne e con le armi, ma per poco stette quieto anche se non tranquillo a casa, che l'anno seguente si recò furtivamente a Livorno per prender parte alla difesa della città contro gli Austriaci. Il governo granducale allora lo espulse a perpetuità dalla università di Pisa e di Siena per insormontabile avversione al governo Austriaco da lui dimostrata. Essendogli in tal modo preclusa la via degli studi, cercò di arruolarsi come semplice soldato nell'esercito sardo, ma non vi venne accettato data la giovanile età: non aveva che quindici anni. Emigrò allora in America, con l'intenzione di recarsi in California in cerca di fortuna, di avventure e di pericoli. Si fermò invece al Perù, attratto dalle bellezze naturali di quel paese e gli riuscì di trovare occupazione, con un buono stipendio, presso una casa di commercio. Là conobbe Garibaldi, che seguì quindi in Cina e in Australia alla Terra di van Diemen, in qualità di mozzo e di medicò dilettante, riuscendo a cattivarsi la viva simpatia dell'Eroe, Sul finire del 1853 tornò in Perù per prender parte a quella guerra di liberazione dallo schiavismo, assumendo servizio in quell'esercito con il grado di sottotenente; a vent'anni veniva promosso capitano e a ventidue maggiore. In tre campagne riportò tredici ferite. Un colpo di cannone gli spezzò la gamba destra, per cui i chirurghi peruviani lo sottoposero a due o tre interventi operatori; ma furono così inabili che, tornato egli più tardi in Europa, dovette essere amputato dell'arto fino all'inguine. Pensionato lautamente dal governo peruviano, verso il 1856 si stabilì a Parigi, aggiunto alla legazione del Perù. Là strinse amicizia con Felice Orsini; ma, dopo l'attentato di questi a Napoleone III, fu obbligato ad emigrare di nuovo. Errò per l'Europa, toccando l'Inghilterra, il Belgio, la Germania e la Svizzera, indi, verso la fine del 1858, tornò in Toscana, ove, il 27 aprile dell'anno successivo, prese parte a quella pacifica rivoluzione. Il giorno innanzi, il Piemonte aveva respinto Vultimatum dell'Austria. Il Granduca di Toscana abbandonò lo Stato e Stefano Siccoli fu prescelto fra coloro che dovevano scortare al confine la famiglia dello spodestato sovrano. J' Nel '60 fu con Garibaldi. Lasciato a Talamone, contro
') r.)i:-.(i.!'i MICHEL, Stefano Siccoli, in Dbdùtwrio del Risorgiménto nazionale. Milano, Vallardi, 1937, voi. IV, pp. 284-285.