Rassegna storica del Risorgimento
BATTAGLIONI UNIVERSITARI ; UNIVERSIT? ; TOSCANA ; GUERRA 1848-1
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1953
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Studenti toscani ailu guerra del 1848 251
sua volontà, per tener l'occhio lo Zambianehi e aiutarlo alla meglio, quando la spedizione fallì tornò a Genova, indi ne riparti per la Sicilia, che raggiunse dopo la battaglia di Milazzo. Ricusò ogni grado e servì il comando di piazza di Messina sotto il fuoco della cittadella borbonica. Poi seguì Garibaldi fino a Napoli. Alto di statura e snello, biondo, ricciuto, con i baffi e il pizzo albi Napoleone IH, stava a cavallo legato con cinghie alla sella: a piedi si reggeva con una gruccia. Ma a cavallo o a piedi che fosse era un demonio.
Di lui si racconta questo aneddoto. Partito Garibaldi per Caprera, ed ordinata dal coniando piemontese una grande rivista militare al Campo di Marte, le alte sfere dell'esercito sabaudo vollero che da questa venissero esclusi i garibaldini perchè le loro uniformi in conseguenza della campagna combattuta e delle notti passate all'adiaccio erano logore e lerce. Tuttavia, eccezione veniva fatta per gli ufficiali superiori, ai quali era consentito di prender posto al sèguito del Re. Quest'ultimo invito che aveva del ripiego > non piacque agli ufficiali garibaldini, i quali decisero di non andare. Volle invece andare Stefano Siccoli, solo, in camicia rossa, ritto perchè ben legato alla sella imbrancandosi con lo Stato maggiore regio. Il capo dei palafrenieri, avvicinatolo, lo avvertì con piglio ardito che retrocedesse nel folto, non facendo egli parte della Casa reale. E poiché Siccoli rispose che non prendeva lezioni dai servitori, l'altro lo ammonì che lo avrebbe fatto obbedire con altri mezzi, già che con le buone non voleva intendere ragione. Il diverbio era stato udito, con manifesta soddisfazione, dagli uffi-ciali regi, i quali sorrisero sardonicamente. Siccoli allora non esitò: afferrato uno scudiscio che teneva appeso alla sella, lo calò due volte sulla faccia del palafreniere rigandogliela di sangue; quindi salì con il cavallo sul marciapiedi, e, con la mano sull'elsa della spada, attese fieramente che qualcuno si facesse innanzi ad usargli violenza. Per buona sorte nessuno osò affrontarlo, e così egli potè proseguire, sempre fra gli ufficiali della Casa reale. Ma la mattina seguente il generale Ricotti, comandante la piazza di Napoli, lo fece rinchiudere nel Castel dell'Uovo, dove rimase per tre mesi. n
Morto Giuseppe Montanelli (1813-1862), gli succedette nel mandato parlamentare per il collegio di Pontassieve (Vili legislatura, 18 febbraio 18617 settembre 1865), sedendo a sinistra. Repubblicano con tendenze socialiste, propugnò la compartecipazione degli operai agli utili delle aziende. Sospesagli dal Perù la pensione, si diede a speculazioni d'affari, per le quali non aveva attitudini, come tutti gli idealisti. Immaginò lotterie straordinarie, grandiosi alberghi sopra cime inaccessibili, ferrovie transalpine, ma senza successo. Morì in Roma il 30 giugno 1886, quasi dimenticato.
L'Italia ormai era fatta e su Roma, dopo il 1870. col fiuto proprio dei rapaci che sentono di lontano l'odore del pingue carnaio, si era abbattuta una moltitudine di avventurieri, di speculatori, di ladri, bramosi di gettarsi nel gioco terribile e rischioso e allettante per cercare, nella fornace del guadagno fortune mostruose e impastarvi l'oro come fosse cera molle. 2> Non
1ì GIACOMO EMILIO CURATOLO, Aneddoti garibaldini, Roma, A. F. Formiggini, 1929, pp. 116-119.
*) RENATO MARMIBOU, Camillo trampolini, Firenze. Barbèra, 1948, p> 57.