Rassegna storica del Risorgimento

IMBRIANI MATTEO RENATO ; CAMPANELLA FEDERICO
anno <1953>   pagina <253>
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ALCUNE LETTERE DI M. R. IMBRUNI M 1 I A F* CAMPANELLA H
Il breve carteggio che qui si pubblica di M. R. Imbriani a F. Campa­nella è contenuto al n. 1326 dei manoscritti conservati presso il Museo del Risorgimento di Firenze. Esso comprende il periodo delicato della storia italiana, che va dall'anno del Congresso di Berlino a quello degli inizi della Triplice, da un ricordo di umiliazione ad uno di asservimento politico, in contrasto coi principi di quei liberi spiriti da niun vincolo di setta trattenuti, superstiti delle patrie battaglie, convinti assertori dell'unità della patria entro i suoi naturali confini. Costoro si erano stretti in associazione sotto la guida dell'eroico generale Avezzana, della quale l'Imbriani fra i più. ar­denti e tenaci assertori di queste idee patriottiche era l'anima. Alla pro­paganda delle idee, egli dette ben presto la voce efficace di un giornale L'Italia degli Italiani, il quale aveva per programma l'imita integrale della Patria, rialzando la coscienza del diritto, il sentimento del dovere, restituendo l'imperio della legge morale, base della legalità, a cui anche la politica doveva ispirarsi: forza animatrice di questa idealità doveva essere la fede incorrut­tibile, presidio le armi al servizio del diritto e della giustizia.
Nelle mani dell un. Imbriani, in cui vibrava la fiamma dell'apostolo e la purezza del virtuoso che sa di compiere una missione, il giornale si doveva tramutare in pungolo, monito, forza di rinnovamento spirituale, volta alla formazione di una pubblica opinione illuminata, di una coscienza nazionale, aborrente dalle personali e materiali utilità. Il primo numero venne alla luce il 10 marzo 1876, anniversario della morte di Giuseppe Mazzini e, dopo una breve sospensione, riprendeva le pubblicazioni, il 29 luglio 1877, trasfor­mandosi però da quotidiano in settimanale: esso cosi nel 1878 in cui ha inizio questo breve carteggio, entrava nel suo terzo anno di vita.
Questa nobile iniziativa era incoraggiata dai più generosi figli d'Italia e i più bei nomi del nostro Risorgimento fecero parte del Comitato diret­tivo in prò dell'Italia Irredenta, occupando cariche e funzioni diverse. Fra costoro, Federico Campanella, era uno dei più influenti ed ascoltati.
Compagno e discepolo di Mazzini, con lui profugo a Marsiglia e in Sviz­zera, assieme fondò la Giovine Europa* firmandone il patto a nome degli Italiani: ritornato in Italia nel 1848, partecipò all'insurrezione milanese e l'anno seguente a quella di Genova, sua città natale. Fu poi a Roma, combat­tendo a Porta S. Pancrazio, a Villa Spada e a Villa Corsini; caduta la Repub­blica Romana, il Campanella riprese con Mazzini la via dell'esilio. Ritor­nato in Italia dopo Villafranca, si adoperò efficacemente per la spedizione dei Mille o, datosi tutto alla propaganda repubblicana, fondò e diresse il Dovere*
Per motivi politici derivanti dal trasferimento della capitale ed an­che per ragioni di salute, il Campanella prese poi stabile dimora a Firenze. Dopo la guerra del 1866, egli si mostrò contrario alla pace stipulata con l'Au­stria, reclamando per l'Italia i propri confini naturali, iniziando così a fianco