Rassegna storica del Risorgimento
FERRETTI GIOVANNI
anno
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1953
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pagina
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262
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AMICI SCOMPARSI
GIOVANNI FERRETTI
Un corridoio ingombro di scaffali sovraccarichi di enormi pacchi male affastellati di carte mal connesse, un ciarpame d'ogni genere sparso tutt'in-torno, un silenzio, che non avresti saputo definire se di cantina o di soffitta. ti richiamavano alla memoria il retrobottega polveroso di un rigattiere, lo stanzone dove ti avevano stupito altra volta i relitti che la pietà miserevole e oltraggiosa del prossimo aveva destinato a beneficare le vittime d'un terremoto, l'incoerente paesaggio d'un palcoscenico dopo la recita. Questo Tattico del Vittoriano un pomeriggio di tanti, di troppi anni fa. Pareva impossibile che tra quel disordine, tra quell'iradiddio potesse trovar luogo un ufficio, potesse vivere uno studioso. Eppure t'avevan proprio detto d'aprire una porta, che dietro vi avresti trovato un tuo simile, cultore delle buone lettere, come s'esprimevano i tuoi vecchi maestri educati alla scuola del Carducci. Bussavi, e una voce, non sapevi se più stanca o distratta, ti diceva d'entrare e ti trovavi in presenza di Giovanni Ferretti, provveditore agli studi, comandato presso il Comitato nazionale per la storia del Risorgimento italiano. Dopo quella specie di itinerario nell'aer perso della sciatteria e dell'abbandono, quella stanzetta, che poteva ricordare il vecchio commissariato di Trevi caro alle esperienze irredentistiche della giovinezza prima, appariva senz'altro linda, ordinata, accogliente. L'incubo dell'ammasso polveroso era finito: avevi davanti a te un tavolino, sovraccarico, è vero, ma che ti dava se non altro il senso d'un desiderio d'ordine, e sedie colme di carte e di libri e mucchi di libri e di carte s'appoggiavano in equilibrio instabile alle pareti; ma t'accorgevi che tutto questo serviva, almeno, a qualche cosa, era, si sarebbe detto qualche anno più tardi, funzionale. E, sorridente tra una velatura di malinconia, ti salutava e s'informava di te e di quello che eri andato a cercare 1 futuro autore degli Esuli del Risorgimento in Svizzera.
Sono passati quasi trent'anni da allora, ma quel primo incontro non si è pia cancellato dalla memoria, né la sensazione d'aver conosciuto un esule, che, lasciata ogni cosa diletta piti caramente, da tristezza di tempi e d'uomini era stato costretto a vivere fuori della Patria, pur essendovi rimasto dentro fisicamente. Da quel giorno si strinse fra noi una conoscenza, presto mutata in amicizia serena e confidente, durata fino alla Sua scomparsa inattesa, ch'io seppi lontano, fuori d'Italia, senza possibilità di recare all'amico l'ultimo saluto.
Altri ha detto degnamente di Lui, or non è molto, altri ancora dirà. Qui si vuole solo ricordarLo ai soci del nostro Istituto, al quale Egli diede il prezioso, affettuoso, disinteressato aiuto del Suo consiglio nel tormentoso periodo del dopoguerra, ai lettori di questa Rassegna, che ne accoglie oggi per Sua volontà l'ultimo Bcritto.
Era nato a Torino il 20 settembre 1885 ed aveva conseguito la laurea in lettere vent'anni dopo a Roma, allievo eccellente di quella nobilissima