Rassegna storica del Risorgimento

LUCARELLI ANTONIO
anno <1953>   pagina <268>
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Amici scomparsi
per ragioni politiche e che gli era costata nel 1925 una perquisizione domi­ciliare), eppoi con il denso volume su La città di Acquaviva delle Fonti nella vita pugliese del secolo XIX (1927). una storia documentata su La Puglia nel Risorgimento pubblicata in tre grossi volumi (1931, 1934, 1950) e pros­sima ad essere definita fino al 1860 con altri due volumi, lasciando cosi alla sua regione un'opera monumentale, che certamente rimarrà unica per molti anni nel campo della storiografia risorgimentale.
Orbene quale significato hanno avuto questi saggi minori e questa più grande opera storica nella vita culturale pugliese degli ultimi cinquanta anni ? Essi hanno detto chiaramente a tutti, non soltanto che l'Uomo era ugnale allo Storico e che l'anima il cuore e la mente, che dettavano le pagine vive e sentite, erano quella stessa anima, quello stesso cuore e quella mente che tutti apprezzavano e magari discutevano, ma anche che la tradizione storiografica pugliese aveva notevolmente avanzato e del tutto superato il dilettantismo, peraltro apprezzabile, degli storici municipali e che il genius loci non era più il certosino ricercatore di minute notìzie e di racconti suggestivi, ma era divenuto lo scopritore di una realtà meritevole di essere conosciuta ed immessa nel più largo ciclo della storia e della vita nazio­nale italiana, colui che, mostrando le ignote grandezze della vita pugliese, aveva chiarito la verità perenne e incontrovertibile del monito foscoliano e dell'invito carducciano.
Questo storico rigido ed entusiasta era anche il genitore, che amava le sue figlie eppoi i generi e i nipoti in semplicità, era anche il Maestro, che non dimenticava i suoi discepoli, che aiutava e stimolava i giovani alle ricerche e agli studi, era il socialista all'antica, che stimava chiunque credesse nei valori eterni della vita e di quella giustizia e libertà titanicamente difese e sempre affermava l'elevazione sociale degli umili e dei poveri e, nell'indàgine storica dei moti popolari di ieri e nella vita quotidiana di oggi, andando per le cam­pagne del barese e della sua nativa Acquaviva, ritrovava e denunziava senza ambagi e nella sua crudezza i mali peggiori che hanno sempre afflitto le popo­lazioni meridionali: la miseria unita all'ignoranza, la burbanza e la grettezza dei padroni, vinta ma non doma dalla doppiezza dei servi, la scarsezza di ini­ziativa e la povertà dei poderi e il loro abbandono e il clima ingrato e tutto ciò, insomma, che in questo nostro tempo può essere oggetto di demagogia e speculazione politica, contro la quale egli onestamente reagiva per il suo costume di storico e di uomo moralmente e intellettualmente educato, abi­tuato a scoprire le realtà perchè divenissero verità.
L'esperienza di tali realtà aveva recentemente spinto il Lucarelli ad addi­tare anche ai politici militanti oltre che agli studiosi l'opera di due grandi agitatori: Carlo Cafiero e Giuseppe Fanelli, perchè servisse a convincere tutti ed ognuno che, se sì vuole operare per fl bene della umanità, bisogna prima imparare a dare per poi chiedere; i saggi su Carlo Cafiero (Trani, 1950) e su Giuseppe Fanelli, tuttora in corso di stampa, costituiscono per ogni uomo di buona volontà il testamento spirituale di Antonio Lucarelli e il risultato ultimo delle sue esperienze umane e civili.
BENIAMINO D'AMATO
(dalla Gazzetta del Mezzogiorno* dell'I 1 settembre 1952).