Rassegna storica del Risorgimento
MASNOVO OMERO
anno
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1953
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pagina
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274
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274 Libri e periodici
trattato di commercio anglo-piemontese; cita un pò4 alla francese un po' all'italiana il San Martino di Front; il San Martino d'Agile diventa, a pp. 56-60 e nell'indice alfabetico il d'Agliè di S. Martino ; non contiene ragguagli bibliografici), che fanno desiderare si ponza finalmente mano, se non a un rifacimento del glorioso Bianchi, come proponeva il Rosselli, a una storia generale della diplomazia sabauda, oramai possibile su basi critiche, grazie anche ai lavori preparatori di questo tipo.
La compilazione degli inventari procede colla sistemazione delle carte, rimaste per lo più in disordine dai tempi del loro arrivo a Roma (talune non vi giunsero mai* sicché quelle londinesi incominciano praticamente col 1786), e gli studiosi apprendono per la prima volta notizie di non piccolo interesse: p. es., che nel fondo londinese esistono numerosi dispacci del De Maistre, dei quali il Pastore fa sperare prossima la pubblicazione. E qui il nostro pensiero corre al compianto Lemmi, che preparava, per quanto mi è dato sapere, una raccolta dei dispacci del vulcanico e intelligente maestro di ideologie reazionarie; mentre l'elencazione dei dispacci del D'Agliè e del Nomis di Pollone, diplomatici meno eccezionali, anche se culturalmente e tecnicamente preparati, c'induce ad auspicare che sia sollecitala ente pubblicata l'opera del Rosselli. Delle relazioni diplomatiche anglo-sarde dopo il 1852 e sino al congresso di Parigi si occuperà, invece, un gruppo di studiosi che, sotto l'egida del Comitato torinese dell'Istituto e col generoso finanziamento della SD?, auspice l'aw. Attilio Pac-ces, pubblicherà i dispacci dell'Hudson (di quelli di E. d'Azeglio s'occupò il Colombo e Io stesso Comitato provvide a far circolare tra gli studiosi l'incompiuta fatica).
Ma è pel periodo napoleonico, osserva giustamente il Piscitelli, che il fondo conservato a Roma riveste un'importanza non soltanto complementare rispetto a quanto conservato a Torino, e ci auguriamo che nel volume dedicato all'età napoleonica e destinato ad integrare più. che a sostituire, quello del Lemmi nella collana val-lardiana, il Maturi le sfrutti e ci dia sui rapporti anglo-sardi colpi d'occhio acuti quanto quelli sui rapporti anglo-napoletani dei quali sfavilla la sua magistrale opera sul principe di Canosa.
Più recenti le relazioni sardo-russe, prospettate con molto equilibrio e serietà dal Bacino, in attesa che ne sviluppi l'esposizione (possibilmente anche sulla scorta della documentazione russa) G-. Berti: salvo che nella crisi del 1783-84, Mosca fu essenzialmente, nei primi anni, pei diplomatici piemontesi, un osservatorio, anche a causa dell'intesa austro-russa, paralizzatrice, quanto quella franco-austrìaca, della politica estera sabauda. Osserva opportunamente il Bacino che, scoppiata la rivoluzione, la potenza russa veniva sempre più sostituendo, con l'Inghilterra, nella tradizionale politica pendolare sabauda, la Francia. Gaetano Balbo, fratello poco noto di Prospero e zio di Cesare, sostenne calorosamente un'alleanza sardo-russa, e la diplomazia sabauda seppe giovarsi dei contrasti anglo-russi e austro-russi, nei biniti delle possibilità consentite dalle ideologie grettamente conservatrici o reazionario-regressive da cui era dominata e che provocarono lo sfratto dalla Russia del loro banditore, il De Maistre. Per tale motivo, nonostante l'annessione di Genova, i cui commerci col Mar Nero sviluppavano le relazioni tra i due paesi (ma più che sul terreno politico su quello commerciale, sicché furono istituiti numerosi consolati sardi in Russia, i quali, grazie alla comprensione russa, poterono funzionare anche quando erano cattivi i rapporti diplomatici), fi Cotti di Brìi Basco non potè stringere le intese in funzione an ti austriaca che lo zar suggeriva: ma non è lecito muovere rimproveri a quei diplomatici, quando, dopo un secolo, prevenzioni ideologiche fanno ugualmente velo. TI di Salcs notava le analogie tra i decabristi e i rivoluzionari italiani in uno dei ghiotti frammenti riportati dal Bacino: depuis longtemps l'on trayaille ponr faire ici une revolution eoinmc celleaqu'ont eulieu en Espagne,à Naples et... chez nous. Il trattato di commercio concluso nel 1845 (uno dei molti, che un'intelligente iniziativa promossa dallo Cbabod anni fa presso l'Ispi e a me affidata, ai proponeva d'illustrare) fu il più importante atto della diplomazia sabauda in Russia, e rimase in vigore, nonostante la rottura delle relazioni diplomatiche nel 1848, aggravatasi nel 1855 causa la guerra