Rassegna storica del Risorgimento

MASNOVO OMERO
anno <1953>   pagina <275>
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Libri e periodici 275
di Crimea, giustificata dal Cavour colla confiance estrème de Ì'Emperenr Nicolas dans rAutriche e persino col desiderio che anche la Russia potesse persuadersi de la mauvaise foi du Cabinet de Vienne et de leur common intérèt de amoindrir la puissance autrichienne . Come si legge nelle istruzioni alTOldoini, padre della Casti­glione, il Cavour affidava alla Russia, nel mondo slavo, una funzione analoga a quella del Piemonte in Italia: <c La Sardaigne combat pour le principe de la nationalité ita-lienne, comme la Russie tend à constitucr politiquement la grande nationalité slave. Nous avoas le mèine enncmi à combattre, l'Autriche, cet obslacle perpétuel à la constitntion des nationalités avec lesquelles cette puissance est en contact . L'Austria asburgica è morta e le due grandi unità statai-nazionali si sono quasi per intero realizzate. fcuiGi BULFEBETTI
DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA EDUCAZIONE DEL CANTONE TICINO, Guida deWÀrchivw cantonale a cura di GIUSEPPE MABTINOLA; Bèllinzona, S. A. Grassi e Co, s. d. [1952], in 16, pp. VI-104, con taw. S. p.
Storia recente quella dell'Archivio del Cantone Ticino, poiché le sue origini sono collegate al sorgere dell'autonomia cantonale. Ma i Ticinesi che nel 1803 furono con­cordi nel volere questa autonomia, si divisero subito sul problema della scelta della capitale ed il nascente archivio ne risenti le conseguenze. Ogni sesto anno infatti fu costretto a trasmigrare da Bèllinzona a Lugano e viceversa, su e giù per le rampe del Ceneri, attraverso la piana di Magadino, col risultato che qualche mazza di docu­menti, qualche filza di atti si è cammin facendo smarrita per i boschi dove Gasparoni minori appostavano la diligenza, [o] si è affondata nella piana acquitrinosa dove anco­ra, guazzava il verro selvatico.
Origini, come si vede, recenti e... movimentate. E per di più anche nel Cantone Ticino, a quel che scrive il Martinola, che è l'attuale archivista cantonale, gli archivisti incontrarono le maggiori difficoltà non nella massa delle carte da ordinare ed inventa­riare, ma nella incomprensione e, qualche volta, nella diffidenza delle superiori auto­rità, alle quali sembrava che il mestiere dell'archivista fosse molto comodo e che si dovesse, perciò, utilizzarne ulteriormente l'opera impiegandolo in mille altri modi, perchè si guadagnasse onestamente lo stipendio.
Tra la stesura, quindi, di un contratto per la fornitura di camicie agli ergastolani ed un viaggio al confine per accompagnare uno straniero indesiderato, e, per di più, con il peso del provveditorato dello Stato e l'incubo di dover, alla scadenza sessennale, impacchettare tutto e cambiare residenza, gli archivisti ticinesi con la loro abnegazione e con l'incoraggiamento degli studiosi della storia patria (primo fra'tutti Emilio Motta), posero le basi dell'Archivio cantonale, che prosperò e si accrebbe unendo anche al fondo governativo un fondo storico. Quest'ultimo, che abbraccia un periodo di storia molto più ampio, si è formato con fondi, provenienti un pò* da tutti i centri della Sviz­zera italiana, e con gli archìvi di alcune tra le principali famiglie ticinesi; l'Archivio conserva anche una collezione di statuti ed un cartario di circa 1.200 pergamene. Pure con il giusto proposito di evitare un pericoloso ed illogico accentramento, perchè, come dice saggiamente il Martinola, il vino va bevuto sul posto, o, fuor di metafora, i documenti come ogni altra memoria storica o artistica, debbono continuare a vivere li dove sono nati* il trasferimento nell'Archivio cantonale ha salvato molto fondi che localmente non potevano essere custoditi con le dovute garanzie.
Non è chi non veda come l'Archivio del Cantone Ticino presenti un grande in­teresse per la storia del nostro Risorgimento, dal turbolento periodo giacobino a quello più recente, che vide il Cantone Ticino asilo di nostri esuli e centro di diffusione di idee e di scritti. La descrizione fatta dal Martinola dei fondi governativi e le notizie che egli ci dà, sia pure necessariamente sommarie, degli archivi familiari accendono nello studioso molte curiosità. Si pensi ai carteggi di Tommaso Franzoni (il Martinola