Rassegna storica del Risorgimento
MASNOVO OMERO
anno
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1953
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pagina
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277
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Libri e periodici 277
delineano quegli elementi (diritto naturale e consuetudine) che costituiranno la base del futuro diritto internazionale.
Il pensiero italiano rientra nella corrente del pensiero europeo soltanto dopo la dominazione spagnuola. Allora tutti i pensatori italiani del '700, in armonia con la concezione europeistica e cosmopolitica dell'illuminismo francese, non soltanto riconoscono concretamente l'unità spirituale dell'Europa, ma ne proclamano anche l'unità economica. Nel campo politico essi accolgono gradatamente la concezione di un'Europa retta dal diritto internazionale ed ordinata e operante secondo il principio dell'equilibrio .
L'idea di una superiore unità europea è viva nel pensiero politico italiano del Risorgimento insieme con il predominante sentimento di nazionalità. Il problema italiano non poteva trovare, infatti, la sua soluzione se non nell'ambito del generale problema europeo.
Il Visconti, riteniamo, non avrebbe fatto male, però, ad approfondire l'influsso del pensiero europeo, specie di quello francese, sul pensiero politico del nostro Risorgimento, fino a segnarne i giusti limiti. Il Mazzini, infatti, indubbiamente saint-simo-niano, è sempre il più insigne rappresentante di un nuovo europeismo spiritualistico, che sta agli antipodi del materialismo illuministico francese.
La soluzione dell'antinomia cattolicesimo-rivoluzione francese è tentata dai pensatori della corrente democristiana i quali, mutati* mutandis, rinnovano il vecchio ideale della respublica Christiana .
Questa medievale ed universale respublica , che nel Rosmini diventa la società teocratica, sta alla hase del pensiero politico del Gioberti. Ma neanche per lui è concepibile un mero ritorno all'antico, da qui l'ideale neoguelfo che, come tale, finisce col trascendere gli stessi problemi e lo stesso concetto di unione europea. Però la giobertiana Monarchia cristiana , praticamente limitata all'Europa, rappresenta un concreto contributo per una concezione unitaria dell'Europa nel Risorgimento. E quello che conferisce concretezza a tale teoria è la subordinazione dell'unità civile europea .all'indipendenza delle nazionalità; si perviene così alla dottrina del Primato. Idea di Europa, unità europea, organizzazione nazionale dell'Europa, possono coesistere, per il Gioberti, nel medesimo atto. Ma il problema europeo rimane ancora impigliato, per le sue preoccupazioni nazionalistiche, nella concezione dell'equilibrio europeo.
Anche per i Liberali moderati il mantenimento dell'equilibrio europeo è il substrato del progresso civile. Per il Balbo non esiste nemmeno il problema della unione europea, ma quello di fare entrare in essa l'Italia unita. E cosi anche per il Cavour, per l'Azeglio e per tutti i liberali moderati. Non manca, però, in essi la tendenza a ritenere insufficiente la concezione dell'equilibrio europeo, come stanno a dimostrare alcune affermazioni di Pasquale Stanislao Mancini vagheggienti più un equilibrio fra nazioni che fra stati.
Il Mamiani crìtica, sempre da buon moderato, la politica dell'equilibrio europeo e propone il riordinamento del diritto internazionale insieme col perfezionamento degli ordinamenti interni dei singoli stati. Ma neanche lui, il più sistematico europeista dei liberali moderati, riesce a superare il concetto dell'equilibrio europeo, per la ripugnanza di vedere coordinate e fuse le organizzazioni politiche delle nazioni europee in un super-etato. In luogo di questa categoria politica egli non concepisce altro elemento di unione al di fuori del diritto internazionale.
Il contributo portato dalla democrazia rivoluzionaria ai problemi europei é; di grande momento. Ben opportunamente il Visconti ha dedicato 39 pagine (159 195 e 245-247) allo svolgimento del pensiero europeistico mazziniano per dimostrare che nemmeno il grande apostolo riuscì u superare il tradizionale concetto dcll'equili-brio europeo, per non aver superato la concezione dello stato assolutamente sovrano e indipendente. Il Mazzini, senza staccarsi dai BUOI predecessori, continua a basare l'ordinamento europeo sul difitto internazionale.