Rassegna storica del Risorgimento
MASNOVO OMERO
anno
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1953
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pagina
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278
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278 Libri e periodici
I Liberali rivoluzionari col Romagnosi, col Ferrari e col Cattaneo portarono un contributo ancora più. decisivo alla causa dell'unità europea. Ancor oggi, in forma spesso meno coerente e logica che nel Cattaneo, non si è giunti a concepire qualche soluzione migliore della creazione di uno stato-federale europeo .
Nel determinare lo svolgimento dell'idea d'Europa dal 1860 ai nostri giorni, l'autore dimostra aperta coscienza della problematica inerente ad una trattazione così attuale. Per questo noi riteniamo che le pagg. 237-306, appunto perchè storicamente meno obiettive, potranno interessare maggiormente il lettore, aprendogli, orizzonti per nuovi problemi. (Vedansi le pp. 248-253 dedicate alla personalità di Ernesto Teodoro Moneta).
Dopo il 1860 la concezione dell'equilibrio europeo retto dal diritto internazionale, propria dei liberali moderati, riceve maggior impulso per opera della scuola del Mancini e dell'Ellero. Ma una vera e propria unità politica dell'Europa è ancora lontana dal pensiero risorgimentale.
Una concezione super-nazionale vera e propria nasce dopo il 1860 soltanto ad opera del Socialismo internazionalistico che, però, non ebbe mai una chiara idea dell' Europa in quanto movimento mondiale. Il socialismo (di vecchi internazionalisti come il Costa) finì però col Unii tare la sua azione alla sola Europa. Anzi divenne sempre più nazionalista a causa della sua partecipazione attiva alla vita italiana.
Dal 1910 al 1942 l'idea dell'unità europea entra in crisi a causa del a Nazionalismo e dell' Autoritarismo , sua esasperazione. Ma non si tratta di una crisi mortale, dato il culto persistente del diritto internazionale; le posizioni già raggiunte nel Risorgimento, però, hanno ancora da essere superate.
Per quanto riguarda lo stato attuale dell'idea d'Europa non v'è dubbio che l'autoritarismo perde ogni significato con il sorgere del Movimento federalista europeo , di cui il Visconti discorre non sempre ottimisticamente.
H suo parere che dalla fine della seconda guerra mondiale l'idea di una unione europea diventi parte sempre più secondaria nei diversi parliti , per fortuna di noi europei, non corrisponde al vero. Ma che ancora oggi l'idea dell'unione europea debba ripercorrere molte vie già tracciate dai nostri politici del Risorgimento non soltanto è cosa vera, ma anche augurabile. L'idea dell'unità politica, epperò spirituale d'Europa, rimane ancora una scoperta tutta da fare. LETTERIO BRIGUGLIO
G. AsTiiTiy F. COGXASSO, A. LISDERO, L. MORBINI, R. MOSCATI, La Monarchia piemontese nei secoli XVI-XVIII; Roma, Famija Picmonteisa editrice, 1951, in 8, pp. 128. L. 650.
Non inganni il titolo: le sei lezioni del corso di storia del Piemonte nei secoli XVI-XVIII, promosso nell'autunno del 1950 dalla Famija Piemonteisa di Roma, raccolte ora in questo nitido volume per un più ampio pubblico, non entrano a far parte della tanto deprecata storiografia aulica e sabaudista. Lo scopo che guidò l'iniziativa fu essenzialmente critico: di far conoscere, cioè, attraverso l'indagine di chiari studiosi, in virtù di quale processo interno il Piemonte, frazionato in cento feudi, imboschito e salvatico, sia riuscito, in poco men di trecent'anni, erigendo pietra su pietra, ad acquistare una salda coscienza unitaria e a crearsi una personalità originale. Indubbiamente, in parte, per un nucleo organico (non c'è progresso ove manchi la possibilità di sviluppo); ma in gran parte per merito di una Casa che ebbe di mira, si, di procacciarsi una propria egemonia (ed era naturale, dati i tempi); ma che, per altro, per mezzo delle anni, della diplomazia, di un sagace intervento nelle questioni europee seppe costituire uno stato nazionale subalpino che diverrà più tardi una delle forze più vive della politica italiano.
Poiché per l'appunto codesta fu la vera funzione storica dei Savoia, come, iniziando il corso, ha messo in rilievo con la consueta acutezza Ruggero Moscati: non di