Rassegna storica del Risorgimento

MASNOVO OMERO
anno <1953>   pagina <283>
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Libri e periodici 283
della Segreteria di Stato nell'Archìvio Segreto Valicano, sono preceduti da alcune pa­gine illustrative che seguono l'evoluzione dei congressi scientifici, i cui interessi si ven­gono gradatamente spostando dalle scienze naturali a quelle morali e sociali. Queste sono al centro degli ultimi convegni, che si rivelano sempre più, non un trastullo inventato a vana ostentazione di sapere, ma una risposta al pia grande bisogno dei popoli, il bisogno di unione.
Se i documenti illuminano soprattutto gli atteggiamenti del Governo pontificio (decisamente ostile con Gregorio XVI e il Lamhruschini; favorevole in linea generale, ma contrario ad un Congresso a Roma, con Pio IX), appare qui di riflesso anche il comportamento degli altri Stati, generalmente inclini ad appoggiare congressi pura­mente scientifici ai quali siano estranee finalità politiche. Incondizionatamente favo­revole sembra essere il Granduca di Toscana, largamente ospitale; il favore del San-tangelo, Ministro dell'Interno, è invece contrastato a Napoli dal Ministro di Polizia, marchese Del Carretto; le preoccupazioni di quest'ultimo sono poi condivise dal Solaro della Margarita e dal Brignole Sale, che pur presiede, con patriottiche parole, il Congresso di Genova; e le condivide certamente il Governo austriaco, che pur acco­glie nel Lombardo-Veneto i congressi di Padova (1842), di Milano (1844) e di Venezia (1847).
Questi rapporti, diretti al La in bruschini ed al Gizzi da diplomatici e informatori del Governo pontificio, offrono molti elementi per feconde riflessioni. Ricordiamo, tra i più. interessanti documenti, la relazione fatta da un medico liberale, comprato e buon prezzo, sulle conversazioni tra scienziati al Congresso di Pisa, e, soprattutto, le carte relative al Congresso di Genova, ove erano più di mille individui venuti da tutte le parti d'Italia, e che bene o male erano pure rappresentanti della scienza ita­liana, che applaudivano unanimi alle orazioni di Pio IX e di Carlo Alberto, e che appa­lesavano il loro odio all'austriaco. Significativa ci sembra anche la citata lettera del Raynald contro hi Società degli insensati italiani, ossia sedicenti scienziati. Alla Verdini è dovuta anche l'ampia ed accurata bibliografia, che accresce l'utilità di questo
studio- FAUSTO FONZI
FELICE ORSINI, Memorie e documenti intorno al Governo della Repubblica Romana, con introduzione e note di GIUSEPPE TALAMO (Quaderni del Risorgimento, 3); Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1952, in 8, pp. 73. L. 450.
Queste Memorie di Felice Orsini, apparse per la prima volta nel 1850 e opportuna­mente ripubblicate oggi nella collana dei Quaderni del Risorgimento, propongono una duplice serie di problemi relativi, da un lato, alla personalità e alla coerenza politica dell'autore, dall'altro alla materia della narrazione, a quei movimenti, cioè, che l'Or­sini severamente represse nel 1849.
Giuseppe Talamo ha corredato il testo orsiniano di note esplicative e di un intro­duzione molto densa e interessante, fondata sopra una vasta documentazione e sui precedenti studi del Ghisalberti e del Liburdi. L'interesse principale del Talamo si volge alla figura del rivoluzionario romagnolo, al problema, cioè, della coerenza di que­sto ribelle repressore; problema del resto comune a molti uomini del Risorgimento ita­liano, a Crispi, fra gli altri, ed a Bndo. Solo un osservatore superficiale può d'altronde giudicare contraddittoria l'attività di Orsini che, dopo aver combattuto l'antico regime, difese, con durezza e con la stessa inflessibilità, la Repubblica Romana, germe di un ordine nuovo.
Il Talamo, accanto ad altre acute osservazioni, pone anche giustamente in rilievo l'insofferenza di Orsini verso le forme rappresentative, verso le assemblee legislative che intralciano, nel momenti più gravi, l'opera dell'esecutivo. Nei tempi di rivoluzione scrive Orsini e di sociale sconvolgimento necessario è porre da un lato le cerimonie e le inutili fonne; prima operare, poi pubblicare; la fermezza, la