Rassegna storica del Risorgimento

MASNOVO OMERO
anno <1953>   pagina <284>
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284 Libri e perì
celerità, il segreto salvano le società e forniscono la vittoria. Chi tiene il contrario non ha conoscenza degli uomini, e non sa che si conducono più dal timore che dall'amore. E ancora, a pagina 45 della nuova edizione: Allorquando estremi mali sovrastano a uno Stato, è mestieri di un'autorità pressoché dittatoria, la quale con unità di comando, di ordine e di forza, faccia convergere tutte le particolari volontà a un solo centro, ad un solo sforzo. Le assemblee turbolenti (e Io divengono con l'accrescersi del pericolo), ciarliere, discordanti non sono da ciò, e debbonsi in tali, occorrenze far tacere. X<e autorità dittatorie operano, le assemblee protestano, quelle raccozzano gli clementi per la difesa, li disciolgono queste, impongono le prime con una mano di ferro silenzio ai partiti, li alimentano le seconde, a niuna transazione discendono quelle, si pascono queste di generosi sogni o si sciolgono, o fuggono o patteggiano.
Non seguiamo invece il Talamo là dove nega ogni tendenziosità a queste Memorie. Scritte con Io scopo polemico di confutare le affermazioni del Farini, esse hanno, per noi, valore come fonte, come testimonianza di parte. Una vera ricostruzione storica di quegli avvenimenti richiederà lo studio di altri documenti, i quali permetteranno una visione più-informata e serena, che non potrà certo acquietarsi ai semplicistici giudizi dell'Orsini sugli uomini feroci e crudeli di Ancona, e sulla e popolazione ignorante delle montagne ascolane, curvata e abbiettata da numeroso stuolo di preti e di frati, <c solo avvezza a rispettare i curati.
Se nell'Orsini è assente ogni sforzo di comprensione e di valutazione dei motivi politici e sociali di quei moti, lo storico dovrà penetrare ed intendere lo spirito di essi, il significato dell'opposizione ultrademocratica e, soprattutto, contadina alla Repubblica Romana del 1849. Un serio studio dell'opposizione sanfedista, condotta dal Tajani e dalle sue genti montanare contro il brigante Roselli, dovrà presupporre la ri­cerca e lo studio di documenti moderati e reazionari. Utile sarebbe ad esempio Io studio del manoscritto dal titolo Fine del movimento ascolano, conservato a Roma nella Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea (6. Spada, Documenti storico politici. Voi. X, ms. 58). Sarebbe opportuno confrontare questa narrazione, scritta da un sanfedista, con quella dell'Orsini dalla quale diverge, anche per ciò che riguarda particolari di fatto, in molti punti. Così, per quanto riguarda gli avvenimenti anconi­tani, qualche elemento interessante può trovarsi nelle brevi Osservazioni che conclu­dono il Giornale dell'Assedio di Ancona del 1849 (ivi, ms. 59).
Inutile aggiungere che, pur allargando l'indagine, questo libro costituirà sempre una fonte di prim"ordine, non solo per meglio comprendere il pensiero e l'opera del­l'Orsini, ma anche per studiare l'ambiente sociale e politico nel quale si svolse la sua azione a difesa della Repubblica Romana. FAUSTO FONZI
LEOPOLDO MABCHETTI, Bertoni; Milano, Garzanti, 1948, in 16, pp. 243. L. 6.0:0..-
Con un'acuta indagine psicologica e sulla base della débita documentazione sto­rica, L. Marchetti ha tratteggiato la figura di Agostino Bertani in tutto il suo com­plesso.
L'attività del medico degli eroi, del Bertani sciittorc ed organizzatore in­flessibile della spedizione dei Mille, non poteva forse essere descritta con migliore vivacità e con uno spirito di sintesi più completo.
H Marchetti ha seguito compiutamente l'incomparabile opera prestata dal Ber­tani come chirurgo durante le 5 giornate di Milano, la prima guerra d'indipendenza, il terribile colera del 1854 ed infine durante la seconda guerra d'indipendenza. Molto minuta è poi la descrizione della complessa opera di febbrile preparazione operata dal Bertani, sempre nel campo sanitario, durante la spedizione garibaldina del *60.
Medico dei garibaldini nella guerra del *66, il Bertani si vide morire fra le braccia il suo carissimo Cattaneo e, poco dopo, Alberto Mario che aveva operato per ben nove volte di tumore alla mascella. Fu lui che chiuse gli occhi di Mazzini e che