Rassegna storica del Risorgimento

MASNOVO OMERO
anno <1953>   pagina <288>
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Libri e periodici
Napoli, e focoso socialista rivoluzionario. Oratore avvincente, quasi musicale, egli vinse eoa singolare abilità, cercando di non destare allarmi per le sue idee politiche, ben co­noscendo i sentimenti della maggioranza locale, parlando con calore delle necessita paesane più urgenti, rievocando brillantemente le tradizioni e le glorie cittadine e facendo calde invocazioni alla libertà per tutti; per il laicato e per il clero. La vitto­ria dell'affascinante candidato diede luogo, a ino' delle consuetudini del luogo, a esuberanti manifestazioni di giubilo; per più giorni durarono i festeggiamenti tra grida, salti e capriole dì ragazzi e di donne che improvvisavano stornelli e cantilene. L da rilevare che la candidatura del De Marinis era sorta principalmente per iniziativa di giovani, in gran parte studenti, molti dei quali non eran ancora nemmeno elettori! Cosi i Salernitani mutavano i loro rappresentanti alla Camera, senza se­guire un coerente orientamento politico, dominati per lo più dal procacciantismo e dall'affarismo degli eletti. Ma non solo a Salerno (sia detto il vero), nell'ultimo venten­nio dell'Ottocento, si agiva in siffatto modo: la storia del costarne politico salernitano, narrata dal Moscati con ampia e sicura documentazione, è un po' la storia, in quegli anni tristi, di tutta Italia, ove, quasi ovunque, in luogo degli antichi ideali della con­servazione e del progresso erano in gioco le persone, i capi (i crispini, i deprederai, i zanardelliani, i nicoierini, e così via) e più che i contrasti dei programmi e dei partiti avevan presa la furberia e il raggiro. Periodo in cui spira, in generale, un'atmosfera di confusione e di depressione, e che merita indubbiamente ancora un più attento esame, perchè forse troppo aulica e ottimistica è l'interpretazione datagli dalla sto­riografia contemporanea, in particolare per opera del Croce. Il volume dell'A., pur nella sua voluta modestia, è, per la bisogna, un utile contributo: perciò abbiam stimato opportuno soffermarci su di esso un po' a lungo. MARINO CIRAVEGNA.
GABRIELE DE ROSA, Storia politica detrazione cattolica in Italia. L'Opera dei Congressi (1874-1904); Bari, Laterza, 1953, in 16, pp. 337. L. 1.700.
Una storia politica dell'azione cattolica non può essere delineata puramente e semplicemente con il metodo comune alla storia di ogni movimento politico o culturale; deve invece prendere le mosse dal delicato problema dei rapporti, nell'ambito della Chiesa, fra laicato e gerarchia ecclesiastica, e fondarsi perciò su una profonda com­prensione e una chiara coscienza della dinamica interna del mondo cattolico.
Questo appunto ha avvertito Gabriele De Rosa, che, nel primo volume della sua storia dell'azione cattolica in Italia, ha cercato perciò di inquadrare la funzione dell'Opera dei Congressi espressione organizzativa, nel periodo dal 1874 al 1904, dell'azione cattolica italiana in quella più ampia che in ogni tempo ha avuto o dovrebbe avere il laicato, di mediazione cioè fra la società civile e la Chiesa, si da con­sentire a questa una adeguata comprensione dei problemi della società stessa.
Il De Rosa vede perciò dei precedenti all'azione cattolica, nel periodo da lui studiato, nelle confraternite medioevali e nelle congregazioni mariane del periodo della Controriforma: Come le confraternite egli scrive come le congregazioni ave­vano saputo un giorno costituire attorno alla Chiesa, a sua protezione e difesa, un mondo religioso ricco di vita e di forza spirituale, cosi, dopo la rivoluzione borghese, la Chiesa avrebbe aspirato ad avere un nuovo laicato di larghe capacità espansive, adatto però ai nuovi tempi e ai nuovi problemi... L'azione cattolica avrebbe dovuto essere, in modo consapevole ed esplicito, la nuova organizzazione capace di esprimere presso le gerarchie ecclesiastiche ... le esigenze e i problemi nascenti dal moderno svi­luppo del sistema sociale, e di prodarre quindi quei concetti, quelle idee nuove, neces­sarie allo Chiesa per potersi muovere anche in una società, tendente a distinguere ili aico dal religioso, per una più piena organicità della società civile (pp. 25-26).
Do tale impostazione, delle prime pagine del volume, emerge già un giudizio ne­gativo sull'azione dell'Opera de Congressi, che, lungi dell'esprimere presso la gerarchia