Rassegna storica del Risorgimento
MASNOVO OMERO
anno
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1953
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pagina
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290
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Libri e periodici
stesso si propone nella prefazione un interesse e una comprensione più viva e spregiudicata dei problemi del mondo cattolico, in rapporto allo sviluppo e alla nascita della società civile (p. 13).
L'accoglienza del resto che il volume ha avuto, di cui fanno fede le numerose recensioni comparse stilla stampa di ogni tendenza, sta a dimostrare che lo scopo prefissosi dall'Autore è stato raggiunto e quanto vivo sia, d'altra parte, nell'opinione pubblica italiana, l'interesse per il problema politico dei cattolici.
A noi interessa qui, anziché riassumere in poco spazio le linee essenziali della narrazione, sottolineare invece alcuni dei motivi fondamentali dell'intransigentismo, sui quali il De Rosa ha portato la sua maggiore attenzione, dando invece minore importanza troppa poca talvolta in un volume che, per la collezione stessa che lo presenta è destinato ad un pubblico colto, ma non necessariamente specializzato alla esposizione vera e propria dei fatti.
Giustamente l'Autore ha posto in risalto il valore essenzialmente pragmatistico e organizzativo dell'Opera dei Congressi, come il suo nome stesso indica, in contrasto con l'alta tradizione culturale e religiosa dell'apostolato laico (p. 134, nota), il che è conseguenza e causa insieme di quella profonda povertà intellettuale che, dopo la scomparsa di un Manzoni o di un Rosmini, caratterizza il mondo cattolico italiano alla fine del secolo XIX e agli inizi del nuovo. Altro motivo importante è quello dell'accettazione tutta tattica, da parte degli intransigenti, delle moderne libertà e della legalità del nuovo stato, considerati solo come mezzo per combattere il sistema su cui quelle libertà e quella legalità si fondavano.
Esattissime ci sembrano poi le osservazioni del De Rosa relative al valore dell'insegnamento sociale dei Papi e in genere della concezione sociale cattolica, la quale, ponendosi sul piano dei principi religiosi e morali, non seppe cogliere j anche perchè fondata su una radicale aprioristica condanna delle istituzioni borghesi, il senso vero dei problemi sociali storicamente e concretamente intesi, e che fu accolta invece dai militanti cattolici come programma economico sociale conchiuso in se stesso e senz'altro traducibile nella realtà storica. Scrive il De Rosa, rifacendosi ad una acuta osservazione del Dm-oselle, dei cattolici francesi, che essi credevano che la miseria operaia fosse analoga alla povertà tradizionale e secolare e non comprendevano il s io carattere nuovo, il suo legame con la rivoluzione industriale (p. 148). Tale osservazione vale anche assai bene per i cattolici italiani.
Questa confusione fra il piano religioso morale e il piano economico sociale, che caratterizza la posizione dei cosiddetti cattolici sociali italiani, se da un lato è mi indice assai significativo della loro impreparazione culturale e tecnica, vale dall'altro a spiegare la inefficacia o la scarsa efficacia dell'azione sociale dei cattolici stessi.
Non sapremo invece pienamente condividere le pagine che il De Rosa ha dedicato al Murra. Se, ai suoi inizi, l'intransigentismo murriano è solo il rovescio di una medaglia il cui dritto è rappresentato dall'intransigentisino alla Paganuzzi, sicché entrambe le posizioni si alimentano della stessa ostilità irriducibile alla rivoluzione liberale e all'ordine che essa ha instaurato, questo carattere la visione del Murri non ha più negli anni successivi: già di fronte alla crisi costituzionale dello Stato, alla fine del secolo, il Murri, pur sempre profondamente ostile al mondo borghese, si schiera pero in difesa delle libertà costituzionali, contro ogni tentativo di ritorno a sistemi assoluti. Al contrario di una Civiltà cattolica che si compiace in sostanza delle misure illiberali adottate dal Governo per reprimere i moti di piazza, la Cultura sociale chiede infatti ai cattolici di farsi difensori delle libertà costituzionali alleandosi se necessario ai socialisti stessi: di fronte alla minaccia alle libertà costituzionali io non vedrei scrive il Murri che un rimedio supremo, un dovere solo di tutti quelli che le libertà dateci dalla Costituzione amano o invocano...: mettere da parte un momento, tutto, programmi, partiti* opinioni diverse, per unirsi in un e in un programma solo, nel programma che vuole rispettati soprattutto i diritti e gli usi della nostra vita costituzionale {Cultura so-ciitie, 1 ottobre, R. Murri: Il primo dovere). Vi è qui, ci sembra, qualcosa di più
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