Rassegna storica del Risorgimento
MASNOVO OMERO
anno
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1953
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pagina
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291
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Libri e periodici 291
della tradizionale accettazione soltanto tattica delle libertà moderne propria delPiu-tramugcntismo cattolico. Vi è invece la volontà di un rinnovamento sociale che siu un superamento delle conquiste della rivoluzione borghese e non una negazione pura e semplice dei valori affermati dal liberalismo.
Meno ancora poi questa simmetrìa di due opposti intruusiguntismo conservatore e in transigenti sino mtirriano può sostenersi negli anni ancora successivi. quando, con l'affermazione sempre più esplicita dell'autonomia dell'azione politica dei cattolici dalla gerarchia ecclesiastica un principio fondamentale del sistema liberale quello appunto di una reciproca indipendenza dei due piani rcligios e politico-* civile sembra definitivamente acquisito al pensiero del Murri.
In un ultimo tempo infine si avrà il Murri modernista, teorico della irrecoucilia-bilità della Chiesa con la democrazia e con il mondo moderno e deciso ormai ad optare per questi valori piuttosto che per l'ortodossia religiosa.
Una lunga evoluzione, dunque, che il De Rosa non sembra aver sempre avuto presente, cosicché ha spiegato troppo spesso con il Murri di poi il Murri di prima, confondendo atteggiamenti e propositi propri di diversi e contrastanti momenti di un complesso sviluppo. A confermare l'esattezza di questi nostri rilievi, sta il fatto che nelle pagine più particolarmente dedicate al Murri sono citati, senza indicare le rispettive date, brani di discorsi o di articoli del Murri stesso che corrispondono a momenti diversi del suo sviluppo. Ne deriva che mentre l'Autore vede giù in funzione modernista il guclfismo iniziale del Murri, che in realtà con il modernismo ha ben poco a che vedere, non tiene conto poi dell'esigenza autonomista, maturata, come si è detto, nel pensiero del prete marchigiano, che attenua assai l'iniziale e rigida visione teocratica e riporta la concezione murriana se non altro nel clima del pensiero moderno.
Questa non chiara comprensione della dinamica interna alle posizioni del Murri, appare più grave ove si pensi che, nella generale povertà del pensiero cattolico alla fine del sec. XIX e agli inizi del nuovo, hi sua figura è l'unica, che pur con le sue gravi deficienze e i suoi limiti, fino a tanto che non sorga e non si affermi quella di Don Sforzo, sovrasta di molto i suoi contemporanei; sicché il suo pensiero offre anche per gli ulteriori sviluppi del movimento cattolico una serie di motivi di grande importanza. La crisi modernista viene solo dopo e non distrugge tutto quello che il Murri aveva già dato a tutta una generazione di giovani. Per questo occorre tenere ben distìnti i diversi momenti e non livellare tutto secondo il cliché di ima presunta concezione teocratica imbevuta di ino Icrnismo.
La crisi profonda che travagliava l'Opera dei Congressi, e della quale il Murri ora causa fondamentale, portò come è noto, al suo scioglimento, per mano di Pio X, nel 1904; in quello stesso anno l'ingresso dei cattolici nella vita politica in appoggio dei candidati Uberai! moderati, segnò l'inizio del clericomoderatismo . Non possiamo che condividere le osservazioni del De Rosa su quella crisi e sulla soluzione che ebbe; solo non comprendiamo come si possa sulla base di quei giudizi tentare poi una difesa ad oltranza del Ciolitti.
Dopo che si è riconosciuto, con lo Sturzo, che la soluzione clericomoderala del 1904 non è in sostanza che hi mcridionalizzazionc del movimento cattolico e si è affermato che con le elezioni del 1904, il partito cattolico veniva ridotto a pura massa elettorale, veniva trasformizzato dal sistema gioii ttiano alla stessa stregua delle masse meridionali (p. 310, nota), non è più possibile, ci sembra, parlare di una posizione gioiiu.iuna conservatrice, ma ancora illuminata e liberalo, che mirava alla decapitazione politica dei clericali, al loro inserimento nello Stato, al rafforzamento materiale in tal modo delle istituzioni, per proseguire in condizioni di maggior agio, e avendo recuperato margini politici sufficientemente larghi il dialogo con l'ala moderata dei socialisti e la strada delle prudenti riforme (p. 314), Può in verità vedersi in funzione del rafforzamento delle istituzioni democratiche e parlamentari l'estensione anche ai cattolici di una politica che sistematicamente frantumava ogni possibilità di vita democratica nel Mezzogiorno, attraverso il metodo dei favori in campo amministra-