Rassegna storica del Risorgimento
MASNOVO OMERO
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1953
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Libri e periodici
tivo e dei mazzieri nelle elezioni, e corrompeva, nel Nord d'Italia, il movimento: socialista stesso con il metodo delle concessioni statoli o dei dazi protettivi, per legare le masse operaie al carrozzone della burocrazia da una parte e della classe industriale dall'altra ?
Dove è mai il senso democratico e liberale dell'operazione del Gioii tti ?
Vien meno perciò anche la contrapposizione fra Giolii ti e Tittoni, almeno nei termini in cui la pone il De Rosa: fra un Giolitti. cioè, come si è detto, conservatore, ma illuminato e liberale, per il quale l'intervento dei cattolici alle urne era visto in finizione del problema dello sviluppo della base dello Stato, come mezzo cioè per far rientrare nella legge comune della prassi democratica costituzionale le forze cattoliche, e poter cosi intraprendere il dialogo con i socialisti e nn Tittoni ancorato a una concezione conservatrice .e forcatola, ammiratore dell'asfittica concezione poi-ziesca dell'ordine pubblico per il quale l'intervento dei cattolici era visto secondo finalità strettamente classiste, aderenti cioè agli interessi di quella borghesia scettica e j fan-nullona.,, che non voleva provvedere più alla propria espansione attiva e feconda... (p. 317). In realtà il distacco fra le due posizioni è assai minore, che entrambi gli uomini politici vedono l'apporto dei voti cattolici in funzione antisocialista, il primo per proseguire su una base più. ampia nella sua politica di sfaldamento di tutte le opposizioni, di svuotamento dei partiti e dei movimenti politici, con hi conseguenza di accrescere il potere della burocrazia statale a danno del Parlamento, il secondo semplicemente per una più energica opposizione al socialismo sul piano parlamentare-legislativo e su quello dell'amministrazione.
Yien meno anche ci sembra ogni motivo per esaltare il Giolitti rispetto all'Albertina, tenace assertore, quest'ultimo, della laicità dello Stato e, pur con i suoi indiscussi limiti classisti, coerentemente liberista anche in ordine al delicato problema dei rapporti fra un Nord industriale ed economicamente progredito ed un Sud arre-tratissimo.
Un Giolitti insomma costretto ad offrire i voti dei clericali all' antiopcraismo acritico della borghesia tittoniana (p. 318), per placarla delle sue paure, non riusciamo proprio a vederlo, che o si condanna il clericomoderatismo, e allora non si salva neppure la politica gioiittiana del compromesso, o si afferma la necessità del clericomoderatismo in funzione antisocialista, e allora si esalta la politica del Giolitti, ma non vi è più ragione di considerarlo costretto quasi contro il suo intimo convincimento, all'operazione clerico-moderata.
Per non dire poi di certe minori affermazioni sul periodo gioii tt inno che ci lasciano assai perplesse, come quella secondo cui nel 1904 sarebbe finita L'era del socialismo riformista, sicché l'idillio fra la parte più attiva della borghesia e il socialismo sarebbe troncato (p. 316). Ma non è tutto il successivo periodo gioiittiano una storia di compromessi, auspice il Giolitti e la sua politica doganale, fra certa parte delle masse socialiste e la massa-dirigente industriale ?
In realtà la posizione del De Rosa non sappiamo spiegarla altro che rifacendoci alla sua chiara ispirazione alla storiografìa marxista, incline, come è noto, in Italia, ad esaltare il Giolitti poco meno che come tipo ideale di governante borghese.
Ispirazione marxista abbiamo detto che si avverte anche in tatto il corso del volume, e specie nella conclusione, per quella preoccupazione costante di guardare all'incidenza politica e all'effettivo schieramento delle forze, olla realtà dei risultati insomma, più che alle intenzioni e olle aspirazioni ideali; preoccupazione assai buona in chi si è proposto una storia politica dell'azione cattolica e deve romperla perciò con la vieta retorica di tonti cattolici che credono di dover fare dell'apologetica anche quando narrano di banche cattoliche o di casse rurali, ma che rischia anche di far dimenticare che si tratta solo di un aspetto il politico di un movimento che è anche e essenzialmente movimento religioso. Inconveniente questo più grave ove si pensi che il De Rosa come si accennava all'inizio di questa nota ho cercato acutamente di inquadrare il suo tema di studio nella complessa dinamica interna del