Rassegna storica del Risorgimento
MASNOVO OMERO
anno
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1953
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pagina
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295
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Libri e periodici 295
Tale diffusione del marxismo in Italia, certo tutt'altro che facile, è esposta con chiarezza dalTA. fino all'esame del Labriola, al quale va il merito di aver tolto dal marxismo tutte le scorie positivistiche, creando, ripetiamo con il Bulferelti le migliori premesse all'affermarsi del vero socialismo scientifico in Italia (p. 255). Ciò anche se Filippo Turati, diventato da democratico, socialisteggiante socialista democratico (p. 247) insieme a quasi tutti i socialisti democratici, fu quasi sempre incerco tra il Marx, interpretato, salvo eccezioni, alla maniera dei positivisti, e i principi del positivismo, cioè nella pratica, tra il socialismo vero e gli altri socialismi, dall'anarchismo a sinistra al democratismo sociale a destra (p. 256).
In Italia ebbe, però, diffusione un'altra forma di socialismo rivoluzionario, quello degli anarchici, i quali anzi consideravano soltanto se stessi veri rivoluzionari in quanto volevano la distruzione dello Stato inteso come oppressione di una classe sulle altre. Anche i marxisti condividevano questo giudizio sullo Stato, ma il metodo di lotta da essi propugnato, impadronirsi prima dello Stato borghese per giungere poi affa sua distruzione, li divise sempre dagli anarchici che si richiamarono nella loro azione soltanto a Michele Bakunin, il cui conflitto con Marx va, come ricorda l'A., dal Congresso di Bruxelles del 1868 al Congresso dell'Aia del 1872.
Una ricca appendice completa l'opera, dandoci, tra l'altro, un elenco di corrispondenti di Andrea Costa, le cui lettere sono conservate nella Biblioteca Comunale di Imola, e il sommario della Rivista italiana del socialismo del Lanzoni.
La mole del materiale di prima mano consultato, l'intelligente e documentato esame del progressivo svolgersi dell'ideologia socialista in Italia permettono di definire il volume del Bulferetti un serio contributo allo studio del nostro pensiero politico. GIUSEPPE TALAMO
LILLA LrppAium, Andrea Costa; Milano, Longanesi, 1952, in 16, pp. 352. L. 1.100.
Tra le figure del primo socialismo italiano, Andrea Costa è forse quella che più si presta ad una biografia, che ne segua passo passo le vicende, che ne analizzi i sentimenti più riposti dell'animo, che, spigolando qua e là nelle pagine del suo epistolario, tenti una ricostruzione il più possibile fedele e completa. E quanto ha fatto Lilla Lip-parini in questo vivace volume di piacevole lettura, che riesce a darci una compiuta rappresentazione dell'uomo, non trascurandone alcun lato. *
Pietro Costa, servo in casa Orsini ad Imola, aveva battezzato il figlio col nome di Andrea per esaudire un desiderio del suo padrone Orso, che voleva così ricordare un 3uo fratello, il padre di Felice. Ma la formazione intellettuale e spirituale del giovane non dovette certo dare ampie soddisfazioni al padre, se per Andrea poco più che ventenne si iniziò quella serie di arresti che doveva continuare ininterrotta per tutta la sua vita. La rivolta contro l'ordinamento esistente, contro la classe dirigente italiana si andava in quegli anni organizzando in un movimento libertario ispirato da Michele Bakunin. L'azione continua e ininterrotta predicata dal pensatore anarchico portava, però, a insuccessi a catena, non solo, ma privava i rivoluzionari italiani delle loro menti migliori. Andrea Costa, che aveva militato in questa corrente, grazie anche all'amicizia con la Kiiliscioff, fu tra i primi che comprese hi negatività dell'anarchismo che rifiutando come borghese qualsiasi partecipazione alla vita parlamentare e amministrativa del paese, condannava all'isolamento più completo le classi popolari. Fu il passaggio dalla fase libertaria a quella marxista, che significò l'allontanamento da Mala testa e da Cancro (che più tardi passerà anche luì al marxismo) di Costa, che aveva compreso come le rivoluzioni non si potessero faro malgrado il popolo e che la causa prima del fallimento dei vari moti anarchici era da ricercarsi più nella indifferenza delle masso operaie e contadine che nella repressione governativa; non solo, ma egli, contrariamente ai libertari, attribuiva la colpa di quella indifferenza popolare non già a impreparazione delle masse, ma alla nebulosità intellettualistica del programma