Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SIRACUSA
anno <1918>   pagina <161>
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Lo sgombro delle trupe borboniche da Siracusa nel 1860 101
erano nel centro della città e che forse accerchiati da ogni banda spe-ravasi si sarìeno arresi ; ma il castello era un terribile scoglio : dubbio era il successo: certa la distruzione del paese che privo di ampie piazze e con sì anguste vie e senza uscite avria soggiaciuto intero ad un inevitabile bombardamento.
Chi dirigeva il popolo il distolse da sì temeraria impresa, e frat­tanto i regi sospettosi moltiplicavano le guardie, le sentinelle, costrui­vano nuove feritoie in vari punti, restauravano le trincee. I vapori di Napoli fornivano' di nuovi attrezzi, di viveri, di polveri e di denaro : vapori francesi noleggiati dal loro Re venivano frequenti volte in Siracusa con nuovi sussidii; le famiglie degli ufficiali erano richia­mate in Napoli, esaltavasi lo spirito della guarnigione, e già due volte erasi gridato all'arnie, e noi ci vedevamo esposti ai pericoli d'un feroce massacro. Cominciarono le emigrazioni nelle campagne e nei paesi vicini, Siracusa tramuta vasi in Floridia : ivi costituì vasi il nuovo governo, ivi traevano funzionari ed impiegati, ivi una gran parte di cittadini e di popolo. Usciva la minuta gente ad occupare perfino i fienili e le stalle, financo le grotte e le umide e buie latomìe. Monache nonagenarie lasciavano la divota quiete del chiostro, e ricor­revano nelle campagne, onde sottrarsi alla rabbia militare -: èra un deserto la città. La stessa guarnigione rimaneva sbalordita dello uni­versale abbandono: non più minacce, i pochi cittadini rimasti con­tinuavano un'opera già cominciata sin da' primordi di mansuefare i nemici del comune bene, di illuminare, a cosi dire, e catechizzare una soldatesca ingannata ed ignara della sua vera condizione, di persuaderla ch'ella non combatteva ormai che per una causa iniqua e contro la opinione gigante dell'Europa intera, ostinandosi alla difesa d'una spergiura dinastia su cui pesava l'esecrazione di otto milioni d'uomini, accumulata per tanta successione d'infamie e di delitti. Le nostre delicate insinuazioni avvalorate dai giornali, e da j aii' programmi che penetravano per entro i quartieri, avevano scossa la colta classe dei sotto officiali e di alquanti uiuziali, i quali stret­tisi con noi in secreta corrispondenza si assunsero il carico di con­vertire le masse, che a dir vero ninna speranza offrivano di conver­sione. Il solo corpo di artiglieria s'era mostrato inchinevole a cedere ad offerte scerete, ma ribaldi ufficiali, uomini vituperevoli, corsi di proposito a Napoli, aveano denunziato ai Re la poca severità del generoso Rodrigoez, il pendio degli artiglieri a darsi.eoi popolo, talché di tratto era richiamato il primo a dar conto di sé, richiamati i se­condi, sostituiti uomini provati pél loro attaccamento ai Borboni, e su cui potesse farsi più sicuro assegnamento. Fu un amaro scambio per noi: se non che la presa di Milazzo, l'occupazione di Reggio, e
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