Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; ISRAELITI ; REPUBBLICA ROMANA (1798-1799)
anno <1953>   pagina <336>
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Renzo De Felice
che in un gioco di bocce aveva fatto discorsi faziosi contro il regime e la tranquillità pubblica, affermando che, se i francesi fossero venuti a Roma, si sarebbe unito ad essi; ed un certo Graziano detto Sancadì Scazzocchia, giovane de telaggi nel negozio dell'altro ebreo Elia Castelnuovo, che si era fatto lecito di fare consìmili discorsi sediziosi e di iattare eziandio la ro­vina del governo de preti e del cristianesimo per opera dei suddetti francesi.1)
li governo, intimorito da questo stato d'animo degli ebrei, faceva dal canto suo il possibile per aizzar loro contro il popolaccio, divulgando le più assurde voci, come quella secondo la quale il governo di Parigi aveva promesso Roma agli ebrei come capitale del futuro impero giudaico... Così la popola­zione era tenuta in un continuo stato di allarme e sovreccitazione. Giunta la notizia dell'esecuzione di Luigi XVI, gli ebrei romani furono fatti segno ad una violenta manifestazione d'odio popolare. Ma, anche senza queste mani­festazioni più clamorose, la vita dell'ebreo in questi anni era egualmente pericolosa, tra aggressioni, devastazioni e insulti.
A loro volta parecchi ebrei, a Roma e fuori, andavano ormai oltre le manifestazioni di simpatia verso la Francia, avendo contatti diretti col per­sonale diplomatico di quella nazione nello Stato e mantenendo, probabil­mente, contatti con quel governo, forse tramite i loro correligionari allo estero. Non altrimenti si possono interpretare le numerose ed univoche affer­mazioni dei cronisti dell'epoca e delle autorità pontificie, anche ammettendo in queste la massima parzialità e il massimo interesse a screditare gli ebrei di fronte all'opinione pubblica.
A proposito del tentativo popolare, a cui non fu estranea una sapiente azione del clero, seguito all'assassinio del segretario francese di legazione a Roma Ugo de Base ville, di saccheggiare il ghetto e di incendiarlo (13 gennaio 1793) troppe affermazioni di cronisti concordano, ad esempio, nel tracciare un quadro in cui gli ebrei figurano come in intelligenza con i francesi. Leg­giamo infatti: cominciarono a fare attruppamenti intorno al ghetto essen­dosi sparsa voce che ivi fossero rifugiati quattro francesi e che gli ebrei fossero in corrispondenza coi Marsigliesi e abbiano armi e coccarde; e ancora: il popolo credette nascosto qualche francese nel ghetto degli ebrei e che questi fossero al Basseville confidenti; ed ancora più circostanziatamente: ... avendo veduto più volte il sotto miraglio La Flotte andare in ghetto e trattenersi molto. In questa occasione gli incidenti furono di estrema gravi­tà. L'autorità si vide costretta, data la piega della manifestazione, a fare intervenire 2500 soldati a protezione del ghetto, che, nonostante ciò, rimase bloccato per otto giorni consecutivi, durante i quali gli ebrei non ne poterono uscire. Tornata la calma l'autorità papale procedette a molti arresti di ebrei altolocati e rabbini che furono rilasciati, sebbene sul loro conto non risultasse nulla, solo dietro pagamento di una forte somma, che si disse ammontasse a 100 mila scudi. Inoltre il Pontefice approfittò dell'occasione per ripubblicare la Bolla del 1775 e riaffermarne la completa validità. Con gli anni infatti vari articoli d essa, i più faziosi e assurdi, erano caduti in inosservanza. Un atteggiamento così spudoratamente parziale e vessatorio nei confronti degli
1) Cfir. C TaASSELfci, Processi politici romani dal 1792 al 1798, in Rassegna storica del lUsorgimcnto, 1938, XI e Xll,