Rassegna storica del Risorgimento
1798-1799 ; ISRAELITI ; REPUBBLICA ROMANA (1798-1799)
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1953
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Renzo De Felice
David ed Ezechia Morpurgo entrarono subito a far parte della prima municipalità democratica; ed in genere gli ebrei anconetani tutti furono tra i più accesi fautori della Repubblica anconetana. Salvatore Morpurgo fece parte della delegazione che si recò a Milano per ottenere il riconoscimento dal Bonaparte della Repubblica e l'anno di poi, democratizzata anche Roma, gli ebrei anconetani furono tra i più strenui avversari della fusione con la Repubblica romana. Ancora un ebreo, Ezechia Morpurgo, sarà infatti il principale inviato anche in questa occasione presso il governo romano nel tentativo di scongiurare la fusione tra la ricca Repubblica anconetana e la povera Repubblica romana. *)
Si può ben dire, dunque, che, sia a Roma, sia ad Ancona, al momento dell'ingresso delle truppe francesi gli ebrei si consideravano ormai alla stessa stregua dei cristiani e che erano consci dei doveri, oltre che dei diritti, che il nuovo Stato avrebbe imposto loro.
L'ingresso delle truppe francesi in Roma fu accolto, ovviamente, dagli ebrei con il massimo giubilo. Deposto lo sciamanno e sostituitolo con la coccarda tricolore, la comunità fu per più giorni in festa. Il ghetto venne illuminato, 2) un grande albero della libertà fu piantato davanti alla Sinagoga, tra manifestazioni di giubilo, al suono di bande e di brindisi patriottici. 3' Furono fatti cortei con bandiere tricolori e tamburi ai quali gli ebrei parteciparono in gran numero. *'
Gli esponenti del nuovo potere repubblicano a loro volta, dato lo scarso seguito che, specie nei primi .tempi, avevano tra le masse popolari, fecero di tutto per legare il più possibile a se gli ebrei. Indicativo è a questo proposito il discorso pronunciato il 18 febbraio 1798 da Antonio Pacifici sulla piazza delle scuole del ghetto:
Oppressi figli di Àbramo, buona parte anche voi del generoso popolo di Roma, gV inimici comuni, gli usurpatori del Trono, per meglio avvilirvi e derubarvi vi tenevano segregati da noi, vi rendevano odiosi a quei cristiani, che dovevano abbracciar tutti, odiar nessuno. Siate però liberati anche voi: viva il Dio di Abramo e di Giacobbe, che colla mano dell'invitto, deUHmmortale Berthier, vi redense dalla lunga schiavitù di un altro Faraone tiranno! Di qui innanzi, se voi siete buoni cittadini, siete pure nostri Fratelli,nostri eguali:una stessa Legge giudicherà noi e voi. Nella vita civile non il culto diverso, ma la sola virtù distingue ciascuno. Discacciati finora e raminghi dal Trono reclamavate invano la vostra libertà, invano vi dolevate della tirannide, delle oppressioni che tutto dì vi faceva sentire la più. inesorabile, la più esecranda politica. I tiranni però sono caduti e dal vostro passò nel loro cuore la servitù, lo spavento. Vedeteli avviliti; e ciò basti in compenso delle vostre passate disgrazie. Sono essi rei di mille morti, ma il Dio oVIsraello, Dio Giusto, Dio di vendetta li preserva alle pene, alVobrobrio, e questo è per loro il più pesante castigo del Cielo, che non muoiano. E voi più generosi condonato tutto alla loro viltà, perdete la memoria della antica servitù di diciassette secoli peggiore di quella dell'Egitto, di Babi-Ionia: sperate nel Dio degli eserciti, Dio onnipotente, Dio che sa abbassare i
J) r. C. CJAVAMWI, Memori* Maricini degli Israeliti in Ancona, Ancona, 1898, pp. 34-36. 2) Qr. G. A. SAIA, Diario Ilomano degli anni 1790-99, Homo 1888,1, p, 31. *) Idem* p. 39. *) Idem, p. SQ.