Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SIRACUSA
anno <1918>   pagina <165>
immagine non disponibile

Lo sgombro détte truppa borboniche da Siracusa nel 1860 165
saccheggiatovi della magnanima Palermo, ne guardavano biechi, ac-costavansi cupi ai cannoni, guardavano gelosamente il Castello, e i forti più muniti, tenevansi in disparte, e come in minaccioso isola­mento. Però cessalo alquanto il primo bollore, ci accorgevamo che il fatto sino a quel punto era molto, ma non era bastevole alla nostra compiuta sicurezza, n giorno settembre tentossi con lo stesso entu­siasmo e con le bande musicali sorprendere e guadagnare a noi quella sospettosa frazione, la quale teneva ancora in pugno i veri mezzi della nostra distruzione. Accorremmo ai Castello accompagnati dalla soldatesca confusa con noi, e tra mille grida onde salutavamo i nostri fratelli e segnatamente il corpo dell'artiglieria fremono in cospetti della fortezza. Ma quegli ostinati che facessero di loro capo o che* altri gristigasse, levarono incontanente il ponte,, mostrarono accese le micce, e fiivvì chi puntò il fucile sopra i più arditi che precorre­vano la folla. Allora un fremito di indignazione nel popolò che pre­senta vasi inerme solo a raddolcirli.
Atroce cimento fu quello, Manioche la terribile mitraglia era li-pronta a fulminarci : pure insistevamo tuttavia : una fiera lotta era per prorompere, quando in quel punto stesso comparve un vapore con bandiera francese.
La vista di quella nave attirò a sé tutta la nostra attenzione : una incertezza, una sospensione in tutti. Correvamo alla marina mescolati tuttavia con gran parte truppa. Corse il grido te quel Sapore annunziasse sfasciato interamente il Governo dei Borboni, scioltala milizia dal giuramento. Ma in verità quel vapore veniva a provve­derli di farine e di danaro, ad animarli che tenessero termo. Allora uscivano nuovamente in campo isoliti: ribaldi a richiamare la milizia al suo postò, ad aiTèstnfèlgliniao tino a promuovere una seellfe rata reazione. La stessa sera cominciavano a diradare, ad abbando­narci. Il domani, 4 settembre, era completo il loro abbandono ;; gri­davano, ingannati dal popolo e af sotto ufficiali. Rintanati nei lor quartieri fremevano tornavano ai progetti di sangue e di assassinio: seppesi aser loro intendimento trucidare dapprima gli ufficiali e i SótÉQ Ufficiali, indi avventarsi su noi. Ignari del mutamento uscivamo a rinnovare l'affratellamejtto: ma essi ci l'uggivano muti e minacciasi Allora il pericolo si rivelò tifi! É più ìieniHe aspetto, dov'erano coloro che le sere innanzi ci avevano stretta la mano, e baciati ita volto? Che avevano giurato difendere la nostra bandiera? MiserabiliLr Pensavano assassinare un popolo generoso che; Ji avea amorVjp mente trattati, e aveva loro dato prove sincere di fraterna cordialità.
Gli ufficiali e i sottoufficiali compromessisi apertamente uscivano di cheto e disertavamo vedeano inevitabile la strage. Ma il dado era