Rassegna storica del Risorgimento
1798-1799 ; ISRAELITI ; REPUBBLICA ROMANA (1798-1799)
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Renzù De Felice
gaudo invece una certa somma in denaro. D giorno successivo, per evitare incidenti. l'autorità dovette inviare un distaccamento di dragoni a presidiare la sala. *) Come tutti gli altri cittadini della Repubblica, gli ebrei furono accolti nella Guardia Nazionale; anzi, il 18 marzo, il Baraffael fu nominato maggiore di quel corpo. L'avvenimento ebbe grandissima risonanza in tutta Roma. Il giorno in cui comparve in pubblico, in divisa, a cavallo alla testa delle sue truppe (tra le quali erano molti ebrei), tra le acclamazioni deliranti dei suoi correligionari, fu veramente una giornata storica per gli ebrei romani. 3) I clericali da parte loro non dimenticarono mai anche essi quella giornata; uno dei primi loro atti, restaurati nel potere dalle armi della reazione internazionale, fu quello di processare il Baraffael, famoso giacobino. Per il momento essi si limitarono a soffiare nel fuoco, mormorando che gli ebrei vogliono sowerchiare i Cristiani. 3) I pregiudizi correnti e la loro azione si fecero subito sentire. Solo quattro giorni dopo un ufficiale della Guardia Nazionale, certo Giardini, rappresentò al console Angelucci, essere incoerente ascrivere a detta guardia gli ebrei, e addusse delle ragioni per escluderli. Motivò che essendo costume di recitarsi la sera ne* quartieri il Rosario, gli ebrei avrebbero messo in ridicolo questa pia costumanza, e che incontrandosi le pattuglie col S. Viatico, doveva farsi la parata a ginocchio a terra, dal che sarebbero stati alienissimi gli ebrei . Il governo stette saldo nei suoi principi, rispose Angelucci, che del Rosario poteva farsene a meno, che si sarebbero prese delle misure poiché il Viatico uscisse più di rado, facendolo anche portare in privato, e che non essendovi tra li Cristiani e gli Ebrei altra differenza, se non quella di un pezzo di carne in meno, non appariva ragione di escluderli . 4)
E questo non fu che l'inizio; quando vennero pubblicate la Dichiarazione dei Diritti e dei Doveri dell'Uomo e del Cittadino e la Costituzione della Repubblica romana, l'art. 3 di quella (e L'eguaglianza consiste nell'essere la Legge la stessa per tatti, e quando protegge, e quando punisce. L'eguaglianza non ammette alcuna distinzione di nascita,*alcun potere ereditario) e il 6 di questa (Ogni uomo nato e dimorante nella Repubblica Romana, il quale compiti i 21 anni, si è fatto segnare nel registro civico, e ha quindi dimorato un anno nel territorio della Repubblica, e paga una contribuzione diretta di fondo o di persona, diviene cittadino romano) sancirono solennemente e definitivamente la fine dei privilegi e la piena eguaglianza degli ebrei con gli altri cittadini romani.
Accettato da tutti gli ambienti democratici il concetto di libertà civile, non così facilmente e da tutti fu invece accettato quello della libertà di eulto. Da varie parti si insorse, sostenendo la necessità di una religione unica per tatto lo Stato. Possiamo sintetizzare questa polemica negli scritti di Pier Paolo Buccini e di Nieio Eritreo, rispettivamente contrario e favorevole alla libertà e pubblicità del culto. Il 13 acci ni, esponente della corrente democratica cattolica, nell'opuscolo Della Vera Democrazia sostiene che la disparità delle opinioni umane è frutto della depravazione del cuore e delle pas-
1) Cfr. G. A. SALA., op. t'/'., t, p. 103.
2) I<km, p, 110. ) Idem.
) Idem, vp, 120-121.