Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; ISRAELITI ; REPUBBLICA ROMANA (1798-1799)
anno <1953>   pagina <351>
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Gli ebrei nella Repubblica romana del 1798-99 351
Alle cifre risultanti dalle dichiarazioni giurate (che come già si è detto stavano al patrimonio reale con un'approssimazione di poco inferiore alla metà) bisogna aggiungere, se ai vuole avere un quadro il più possibile vicino alla verità della situazione economica degli ebrei romani sotto la Repubblica, i preziosi, oro e argento, ricavati dalle immagini sacre fuse, adoperati per rim­piazzare quelli sequestrati dalle autorità nella Sinagoga, come in tutte le chiese cristiane, per procurarsi denaro (tra l'altro a questo scopo vennero adattate le palle d'oro della sedia gestatoria di Pio VI), e quelli che adorna­rono, opportunamente trasformati, le case dei più. ricchi membri della Comu­nità.
Un'attività così intensa, a volte, a detta di certi contemporanei, non particolarmente chiara (il card. Sala ci parla, ad esempio, di illeciti accordi tra alcuni commissari sovraintendenti alla vendita dei beni confiscati e alti ufficiali francesi a danno dell'erario), non poteva, considerando i pregiudizi correnti, non creare un certo stato di diffidenza, e più che di diffidenza, di prevenzione razzista, che in certi casi confinava con Podio, e che, se la si fosse esaminata a fondo, si sarebbe visto essere in molti individui generata dalla invidia per i proficui affari degli ebrei e per la concorrenza da questi esercitata nei loro confronti in seguito alla liberazione.
D'altronde bisogna riconoscere che, nonostante le numerose prove di civismo e di attaccamento degli ebrei al nuovo regime, persino in certi democratici romani si possono individuare tracce di una qual forma di antisemitismo. Un esame un po' attento ci può rivelare come ciò fosse possibile in individui sinceramente convinti della validità dei loro prin­cipi di libertà, eguaglianza ed emancipazione. Vari elementi concorrevano a favorire un simile fenomeno, a prima vista assurdo. Indubbiamente a molti risuonavano familiari ancora all'orecchio le dure parole di Voltaire contro gli ebrei, *) e chi sa il ruolo che il grande francese ebbe nel movimento in­tellettuale della seconda metà del secolo XVIII comprende facilmente il peso che esse potevano avere anche su uomini sinceramente democratici ed avanzati. Inoltre all'ateismo e all'incredulità di alcuni non poteva non riu­scire incomprensibile il grande attaccamento degli ebrei alla loro religione, anche nelle forme più visibili o meno sostanziali, negli usi, nei riti; e questo anche in individui che per altro passavano, come Bara/Taci, per uomini di idee avanzate. Una prova di ciò ci è fornita appunto dal caso Barattaci e dalle reazioni ufficiali e di stampa ad esso; lo stesso decreto ufficiale di destitu­zione è, per la forma e le affermazioni contenutevi, singolarmente indicativo: Il Consolato considerando, che ogni Cittadino deve indefiniti vameu te prestare il suo servigio alla patria. Considerando, che la medesima non potrebbe con­tare sul soccorso di quei Cittadini, ì quali per i principi di una depravata opi­nione religiosa ricusassero talvolta, o ritardassero questo stesso servigio; decreta: il Cittadino Barattaci Ajutante Generale della Guardia Nazionale sedentaria di Roma avendo ricusato di servire il dì primo dell'anno 7 nella solenne funzione celebrata sulla piazza del Vaticano, per essere giorno di Sabato, è destituito dal suo grado. Il Ministro della Giustizia e Polizia gcne-
1) Numerosi sono i luoghi nei quali Voltaire attacca gli ebrei; cfr. ad esempio UÀ. lì. C. * ... un innlheiireux peti pie, qui fili mirigli in ni re sana Atre gucrricr, iiBiiricr Bini è tre eo minore, ani, brigant sans poiivoir connerver scs rapine, prcamie tonjourH enclave et prenque t oujoars révolté.