Rassegna storica del Risorgimento
1798-1799 ; ISRAELITI ; REPUBBLICA ROMANA (1798-1799)
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1953
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Renzo De Felice
rale è incaricato dell'esecuzione del presente decreto .*) E così pure il commento che imo dei giornali democratici romani, Il Pozzo di Democrito, fece seguire alla notizia della destituzione: Nulla res multitudinem efficacius regit quam superstitio. À costoro, oltre tutto, doveva sembrare che gli ebrei si sentissero, per quanto cittadini romani, innanzi tutto ebrei, per cui la loro ristretta essenza di ebrei finiva per vincere sui doveri umani e politici. Ed infine la sua parte aveva indubbiamente anche il pregiudizio tradizionale, assorbito col latte materno stesso, contro l'affarismo giudaico;, che aveva sicuramente il suo peso anche su individui razionalmente convinti del contrario, ma spesso anche dogmaticamente e astrattamente, peso inconscio, inavvertito. Anche questo ultimo elemento, che poteva a prima vista trovare conferma nello sviluppo del commercio e nel notevole aumento di utili degli ebrei, si può riscontrare nella stampa dell'epoca.
Nel giugno 1799, avendo Roma corso pericolo di cadere in mano ai ribelli e ai napoletani, il Monitore pubblicò, prendendo spunto da una serie di tentativi di cittadini romani, più. o meno in vista di crearsi degli alibi o di nascondersi in vista dell'abbattimento della Repubblica, uno dei soliti dialoghi tra Pasquino e l'abate Luigi, nel quale, tra le altre, si leggono espressioni come queste;
A. L.: O Pasquino che ti sei messo a fare l'ebreo?
P.: Povero ebreo Piattella avrà fatto una cattiva speculazione. Ne aveva accomodati più di diecimila (abiti da prete con i quali camuffarsi).
A. L. : Io non mi maraviglio dell'ebreo, mi maraviglio di te .
Non si deve credere però che a quest'atteggiamento personale degli ambienti democratici facesse riscontro una presa di posizione ufficiale, politica; anche se in taluni repubblicani di una certa importanza, pochi in verità, non si trattava più di un qualcosa d'inconscio, d'involontario, limitato puramente al piano psicologico, ma bensì di antisemitismo vero e proprio: valga il caso del tribuno frusinate Luigi Angeloni. Ecco alcuni passi di una sua opera, che, sebbene scritti molti anni dopo in esilio, possono ritenersi piena-mente validi ed indicativi per il nostro tema: Davide die all'immaginario Dio che noi sogliam chiamare giudaico, le più strane discordanti umane qualità che si convenivano a pennello alla crudeltà, agli eccidi, alle stragi, alle usurpazioni ed all'odio che per le altre genti avevano, 3) e in generale han tuttavia le decadute giudaiche popolazioni. Lor danno dunque, se dalle presenti incivilite e ammaestrate genti i Giudei retribuiti ne sono col disprezzo. Par tuttavia che sempremai essi sperino che alla venuta del Messia tornar potranno alle loro antiche nefande opere . *)
1) Cfr. Monitor* Romano, 1798, i. IV, unno II.
2) Idem, 1799, n. II, anno 11 dell'8 mearffero.
a) Tipico esempio questo dell'influiuo vollniriuno; clr. Dlclionnairt Philoophiqu, 1770, gUMtlitu
*) Cfr. L. ANCEM>NJ, Allo vaùnup animosa gioventù d'Italia, tìsariasioni patrie, Londra, 1837, p. 262.