Rassegna storica del Risorgimento

1846-1847 ; LEGA DOGANALE ; PIO IX
anno <1953>   pagina <362>
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362 Guido Quazza
l'ambasciatore sardo riceve preziose confidenze dal tesoriere Antonelli intorno al sistema doganale:
Da quanto potei rilevare, Mons. Antonelli desidererebbe assai poter adot­tare tutte quelle misure che tendono a facilitare il commercio, tra le quali la prima sarebbe quella di una diminuzione dei dazii. Le di lui opinioni su que­st'importante materia mi sono sembrate conformi a quelle del Governo inglese; ma difficoltà quasi insormontabili si oppongono alla loro esecuzione, e queste dipendono in gran parte dalla Toscana, la quale ricava un immenso vantaggio dal contrabbando che si fa dai suoi Stali in quelli Pontifici. Le cose sono giunte in oggi a tal punto che Mons. Tesoriere è d'avviso che sarebbe forse più utile alle finanze pontificie il sopprimere le spese di sorveglianza di quella frontiera, spese che ascendono a più di 500fm scudi annui, che il mantenerle, stantechè il contrabbando protetto dal Governo toscano aumenta di giorno in giorno. E bensì vero che la stessa cosa ha luogo in senso contrario tra gli Stati Pontifici e il Regno di Napoli, ma ciò non ridonda in vantaggio delle finanze dello Stato, poiché gran parte delle mercanzie introdottesi in contrabbando ne sortono del pari nello stesso modo. In questo stato di cose Mons. Tesoriere mi espresse il vivo desiderio che avrebbe dì veder stabilita una Lega doganale tra i diversi Stati d'Italia; l'esempio della Lega Germanica (Zollverein), il di cui buon risultamene supera Vaspettativa, lo induce a credere che ciò eseguendosi in Italia potrebbe produrvi grandissimi vantaggi. Se però, soggiunsemi Mons. Antonelli, le parole lega italiana, abbenchè unicamente doganale, suonassero male nelle attuali circostanze alle orecchie di taluni, potrebbesi almeno concer­tare per ora una tariffa quasi uniforme a riguardo almeno delle derrate di princi­pale necessità e che VItalia non produce.
Lo stupore del Pareto nell' apprendere queste idee dell'Antonelli dimo­stra chiaramente la novità dell'impostazione del problema in campo diplo­matico e quindi autorizza a ritenere che il Tesoriere, mosso dalle preoccupa­zioni del suo incarico, fosse veramente il più convinto assertore della nuova politica e, probabilmente d'accordo con la Corte pontificia, volesse fare qual­che cauto sondaggio in materia.
Sembrandomi scrive il Pareto poter rilevare che siffatto ragiona­mento di Mons. Tesoriere non era se non che Vespressione della propria opi­nione, mi limitai a rispondergli in termini vaghi, ed in modo dal non azzardarmi a fargli concepire per ora la speranza di un*adesione per parte del nostro Governo qualora avesse effetto una formale domanda a tale riguardo.
Sia che fosse un'opinione personale dell'Antonelli, sia che rispecchiasse una tesi ormai progrediente nell'ambiente pontificio, la testimonianza rife­rita dal Pareto dà luogo, mi pare, a dedurre almeno tre considerazioni im­portanti.
La prima, ohe il problema della genesi dell'iniziativa doganale vada stac­cato cronologicamente dalla seduta della Congregazione dell*8 luglio 1847 (tesi Gemili e Spellanzon) e piuttosto riportato (come notò già il Pirri) al 1846, forse anche a quella sessione del 26 agosto 1846, in cui un Cardinale non nominato (che potrebbe essere invece, più verosimilmente, il Tesoriere, non cardinale, ma partecipante por competenza) avrebbe accennato all'utilità
) Pareto. 7 gennaio 1847, n. 9, Letfc Min. Roma, u. 349.