Rassegna storica del Risorgimento
1846-1847 ; LEGA DOGANALE ; PIO IX
anno
<
1953
>
pagina
<
364
>
364 Guido Quazza
Da Roma, naturalmente, sia il Gizzi, sìa l'Antouelli insistono che il compenso non può essere quello richiesto, cioè la diminuzione del dazio di entrata su alcuni prodotti del Regno sardo, essendo massima costante, e dalla quale non si vorrebbe mai dipartire, di una perfetta uguaglianza in dótti doganali per qualsiasi provenienza. *) In ogni caso sembra al Tesoriere assolutamente inaccettabile l'elenco di merci da favorire, il quale contempla i tessuti di seta, i confetti, le lastre di vetro, gli oggetti di vetro e di cristallo, il sapone e il carbonato di piombo. 3) Soltanto per quest'ultimo (designato anche col termine biacca), secondo il governo pontificio, la diminuzione può esser concessa. 3) Mentre, con la lentezza tipica del mal congegnato sistema amministrativo romano, si procede alle discussioni su questo punto del trattato di commercio, l'Antonelli afferma e dimostra esplicitamente a più riprese di esser convinto dell'importanza d'un simile accordo ai fini di un migliore assetto dei rapporti generali della Penisola. E, ciò che è assai più. interessante, non manca di ricollegare le buone relazioni commerciali fra Roma e Torino, così come quelle iniziate quasi contemporaneamente con Napoli sulla base di una perfetta reciprocità, al problema più vasto, che gli stava molto a cuore, quello della lega doganale. Mons. Tesoriere scrive il Pareto ancora il 17 febbraio 1847 espressemi nuovamente e col maggior convincimento l'opinione di già da lui emessa sull'utilità, che ridonderebbe a tutti gli Stati italiani, di una lega doganale . E aggiungeva: Utilissima poi la giudicherebbe egli alle finanze pontificie, dovendo la stessa far cessare il contrabbando, il quale, oltre il danno materiale che reca a queste, contribuisce cosi potentemente alla demoralizzazione di queste popolazioni. 4)
L'insistenza dell'Antonelli risponde evidentemente ad una convinzione profonda e probabilmente rispecchia il progredire, nella Corte pontificia, delle idee sostenute dal Tesoriere. Inoltre essa esprime lo stretto legame di eausa ad effetto fra lo stato disastroso delle finanze e il progetto. Infine, le trattative col Piemonte e l'interesse romano ad una loro conclusione risultano essere uno stadio preparatorio della nuova azione più ampia.
L'idea di una unione tra la Sardegna e la S. Sede è ora da molti grandemente apprezzata in Roma, e su questa unione si fondano tutte le speranze di quelli che vorrebbero VItalia libera da qualunque preponderanza straniera. Ad accrescere queste speranze concorre pure grandemente la stampa; un libricciuolo testé stampato in Corsica ed indirizzato a Mons Grassellini. acciò da questi fosse rimesso a Sua Santità proclama la necessità di un'alleanza tra le principali Potenze d'Italia, Sardegna, Napoli e Roma. Non ebbi peranco possibilità di procurarmi quest'opuscolo, ma Mons. Governatore dissemi averlo consegnato al S. Padre ette lo lesse con interesse. Dallo stesso seppi pure che il Papa è rimasto assai soddisfatto delle tre lettere ultimamente state pubblicate dal Balbo. *>
>) Pareto, 28 gennaio 1847, n. 2-1. Copialettere, cit,
z) Pareto, 17 febbraio 1847, n. 39, io.
3> Pareto, 28 febbraio 1847, n. 44. ivL
4) Pareto, 17 febbraio 1847, cit., e, dello stesso, leti. oit. del 20 febbraio.
s) Pareto, 28 febbraio 1847, riservata.