Rassegna storica del Risorgimento
1846-1847 ; LEGA DOGANALE ; PIO IX
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1953
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366
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366 Guido Quazza
Concistoro segreto dell'I 1 giugno, il tesoriere Antonelli, esonerandolo dalla carica tenuta due anni. La necessità di controbilanciare nel Sacro Collegio [e nella Consulta] quella opposizione che, valendosi di mezzi indiretti, attraversa ben di sovente le intenzioni del S. Padre e (mi pare indubitabile) la vera ragione del provvedimento. E non mi sembra da escludere che, oltre ai motivi generici della stima del Papa e delle opinioni non aliene al certo a favorire quei miglioramenti cui tende l'attuale sistema, abbia cooperato alla decisione di Pio IX l'urgenza di ottenere un appoggio in seno agli organi direttivi dello Stato al progetto doganale tanto caldeggiato appunto dallo Antonelli. *)
Di fatto, dopo questa nomina si ha la nota Congregazione dell'8 luglio, in cui il piano suddetto viene discusso e varato. Cd anche le trattative col Piemonte si concludono rapidamente, risolvendo la controversia sui diritti
questi Regi Stati dei vini, spiriti, olii, per cui si estendono i diritti differenziali ed ai anali verrebbe ammessa la Bandiera Pontificia a concorrere colla nazionale. Ciò prova l'importanza che può avere per noi il rinunciare ai detti diritti, e come non solo sarebbe insufficiente la riduzione sul sotto carbonato di piombo (biacca), che darebbe un profitto in totale di sole L. 150, ma non potrebbe neppure essere considerato come tale dalle altre Potenze, che invocherebbero simile precedente per rigettare questi nostri diritti senza contraccambio, o con accordare un compenso, come è questo meramente illusorio, e ciò sarebbe a noi di troppo grave danno, giacche in quel caso, ed a tenore delle vigenti convenzioni, avrebbe luogo una concorrenza perniciosa ai nostri interessi II miglior mezzo dunque sarebbe quello che ho fin d'ora proposto; ma se costì non vi si volesse aderire, allora converrà che la S. V. Ill.ma faccia conoscere che la riduzione sulla biacca non dà che il profitto di 150 lire all'anno, e che, per la sua tenuità non presentandosi altriménti che un illusorio compenso, è giusto ed indispensabile per la conclusione del Trattato che si accordasse qualche altra riduzione sopra altri oggetti, affinchè, anche non essendolo. il compenso si dimostrasse di maggior entità . Le ragioni piemontesi furono ripetute al Sogre-sario di Stato e all'Antonelli dal Pareto, ma invano: Rimossa pertanto la possibilità che si possa adottare un tal mezzo al quale si crede doversi ricusare assolutamente, Mons. Tesoriere entrò meco in discorso sul più largo compenso che vorrebbesi ottenere mediante una diminuzione di dazio sopra altri prodotti del suolo sardo. Enumerati questi, cioè le seterie e gli olili saponi i confetti e le lastre di vetro, ebbe egli ad osservarmi che tali prodotti della nostra industria lo sono parimenti di quella de' Stati Pontifici, motivo per il quale non potrebbesi senza grave pregiudizio per il proprio commercio facilitarne l'introduzione diminuendone il daziò. Non v'è dubbio infatti che la seta e gli obi sono le principali produzioni del territorio romano e questi unitamente alle lane ed al bestiame formano i soli oggetti che danno una tal quale importanza a questo commercio d'esportazione. Non rimarrebbe quindi che una diminuzione maggiore di quella stata proposta sul dazio del carbonato di piombo e da quanto sembrommi rilevare sarebbe questa la sola proposizione che potrebbe essere indicata nella risposta che Mons. Teso riere riservossi di fare alla nota verbale da me stata a tale oggetto indirizzata alla Segreteria di Stato. Dunque sembrami poter dedurre: 1 che il Governo pontificio si rifiuterà sempre dallo accettare i diritti differenziali; 2 che la diminuzione del dazio non potrà come si desidererebbe effettuarsi a riguardo dei principali prodotti del suolo e dell'industria Barda essendo quasi precisamente consimili a quelli che formano l'oggetto il più rilevante del commercio de' Stati pontifici; 3 * infine che se una nuova diminuzione sarà proposta cadrà questa unicamente sul carbonato di piombo il cui dazio potrà forse essere ridotto al 50 invece del 75 ch'era stato proposto. Il Selaro ribadiva ancora, il 15 maggio (Copiai., n. 65) l'irrisorielà della contropartita offerta doli"Antonelli e, ammettendo la difficoltà per il governo pontificio di concedere facilitazioni daziarie a causa della identità dei generi principali di commercio in questi due Stati sardi e pontifici, ritornava sulla prima proposta: Ciò che meglio di tutto e senza tema di riuscir dannoso ad alcuno degli Stati contraenti porterebbe immediatamente l'accordo, sarebbe che lo S. Sede facesse come la Danimarca, l'Hannover, la Svezia e la Prussia. Cioè che ammettesse li nostri diritti dillercnziuli colla riserva di imporne consimili, e sugli stessi generi in coso lo creda espediente utile al propri, iute rossi.
D Pacato, 26 maggio e 11 giugno 1847. un. Ili e 120..