Rassegna storica del Risorgimento
1860 ; MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SIRACUSA
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E. Qiaracà
di quanto potesse rendere men duro il disagio di quello strano alloggiamento. Domandavano' in grazia che fosse permesso loro starsi al iWérto entro la città finché non giungessero i legni ma il concedere ad uomini che aveano dato prova di tanto poco lealtà il chiesto albergo, sarebbe stato più che imprudenza massima balordaggine.
Festeggiava Siracusa r ingresso del nostro glorioso Dittatore in Napoli, tiravansi cento colpi di cannone dai nostri artiglieri siracusani: fremevano essi della nostra esultanza, finché attriti del loro protratto serenare in quella sponda, guardata da due forti che minaeciavanli di mitraglia òv"'ei si fossero arrischiati a tentativi violenti, abbattuti dalla stessa inerzia manifestarono che avriano dato il segno dell'adesione al Re Vittorio Emanuele : scendemmo alla marinativi recavaasi due compagnie di militi catanesi, presentavano la bandiera ai napoletani soldati, i quali, ordinatamente schierati, la salutarono delle loro armi ed alzarono il giudo solenne di evviva al Re italiano, al Dittatore, alla libertà. E fu quello un caro episodio di quegli avvenimenti.
Finalmente giungevano le navi, e il giorno 13 settembre lasciarono per sempre Siracusa e eancellavasi dalla nostra patria l'ultimo vestigio d* una a aborrita dominazione. Mféde popolare trovò: una notabile coincidènza in quel giorno: era.il giorno sacro alla Vergine proteggitriee di Siracusa, e furono rese solenni grazie alla Santa, portato in trionfo Èli simulacro alla marina, ivi salutato da nuove salve d' artiglieria. Cosi la festa religiosa coronava la civile esultanza, e certo avuto riguardo alle circostanze che precessero lo sgombramente non ha il torto la calda devozione di nostra gente a riferire a prodigio dìqueHa Diva benedetta la liberazione della patria amata.
Terminava in tal guisa lanqsftijà-oppresslone.; JEaaugnravàsi intanto il Consiglio civico, ordina vasi la nostra guardia cittadina, ripopolavasi Intera la città. E nuove feste e nuove occasioni di tripudio popolare si sono avvicendate. La partenza dei fratelli Catanesi, lo sgombramento di Agosta convenuto col nostro Governatore, il giorno desideratissimo del plebiscito furono per noi giorni di immensa esultanza, di pubbliche illuminazioni, di suoni e d'ogni maniera di festive dimostrazioni. Alieni dalle millanterie e nella coscienza di avere adempiuto nMèamènte il debito nòstra cete membri oramai della grande famiglia italiana, abbiamo operato in silenzio, paghi della secreta compiacenza del successo* ìWuna parola S! è fatta di noi, né ci siamo accorati per questo, né abbiamo alzata una voce* quando non mancavano occasioni da provocare eziandio il nostro più giusto risentimento. Ma poiché potremmo essere colpati d* indifferenza, abbiamo voluto romperò una volta il silenzio e lasciare una memoria dei fatti xjfcè non furono di poca importanza. Sappia pertanto l'Italia tutta.