Rassegna storica del Risorgimento

LUCCHESINI GEROLAMO
anno <1953>   pagina <407>
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Due lettere inedite del marchesa Girolamo LuceliesinU ecc. 407
capitale austriaca dóve erano a conoscenza di tutti i suoi precedenti sforzi diplomatici per attuare la decisiva offensiva contro l'Austria, divenuta im­possibile al tempo della guerra che portò all'infausto e fallace tentativo di Loebeu (1797), ebbe termine in seguito ad un interessante colloquio da lui avuto con Buonaparte a Bologna, durante il suo viaggio di congedo in Italia. Dopo un periodo di appartamento dalla vita pubblica, trascorso parte a Berlino, parte nelle sue terre di Meseritz, venne (1800) dal nuovo Be Fede­rico Guglielmo III destinato all'Ambasciata di Parigi, nel momento in cui Austria e Francia, ancora guerreggianti, stavano per iniziare le trattative di Lune vili e (1801). Nella capitale francese però le sue relazioni con i pensa­tori liberali che frequentavano il salotto di Madama di StaSl la quale im­personò il Lucchesini nel Signore di Lebensey del suo romanzo Delfina finirono per destare i sospetti dell'Imperatore, il quale non mancò di Ten­dere noto a Berlino il suo disappunto che l'Ambasciatore perdesse il proprio tempo nel frequentare filosofi, liberi pensatori e divertimenti anziché dedi­carsi al lavoro. Per la storia sta invece il fatto che l'Italiano, già fautore di quella stretta unione della Prussia con la Francia che preservando dalla guerra il settentrione germanico, aveva fruttato alla patria adottiva l'Han­nover, strappato all'Inghilterra da Napoleone che sperava cosi di inimicare mortalmente Prussia e Gran Bretagna, oltre all'offerta fatta a Federico Guglielmo III dell'egemonia sulla Confederazione della Germania nordica, vedendo finalmente chiaro dove tendeva la politica del Buonaparte il quale, mentre spingeva il Be prussiano a formare la confederazione nordica, impe­diva ai piccoli principi tedeschi di farne parte; cercava di accomodarsi con l'Inghilterra, divenuta più conciliante in seguito alla morte del Pitt (1806), dichiarando che se la questione dell'Hannover era un ostacolo alla conclu­sione della pace, egli lo avrebbe senz'altro restituito; e con la Russia, alla quale offriva la Pomerania, nei suoi dispacci non risparmiò di dipingere a neri colori la situazione. Uno di questi (6 agosto) fu intercettato da Fouché, il pallido, inaccessibile Ministro della Polizia,1) che lo fece recapitare all'Im­peratore, per sollecitazione del quale il 25 agosto 1806, Lucchesini lasciava Parigi. A questo episodio si riferisce appunto la lettera da lui diretta alla Principessa Elisa da Francoforte sul Meno il 18 settembre di quest'anno. Il resto è noto: Federico Guglielmo III di fronte all'evidenza dei fatti, abil­mente sfruttati dalla diplomazia britannica, nell'autunno di quello stesso anno secondava finalmente le aspirazioni dei sudditi contrari alla Francia. Quello che è invece incomprensibile è il motivo per il quale il Be, dopo le infauste battaglie di Jena e di Auerstadt, che hanno gettato a terra la Prussia, invìi con proposte di pace proprio l'Italiano all'Imperatore, il quale impone purtroppo condizioni sempre più dure, tanto che Federico Guglielmo rifiuta di ratificare il trattato di pace firmato il 16 novembre a Charlottemburg dal Lucchesini e dal von Zastrow, l'altro negoziatore prussiano inviato dal Re. L'attività politica di Girolamo Lucchesini in Prussia è ormai bruscamente terminata, anche se il Be tenta di addolcire il congedo con le cortesi espres­sioni riportate nella lettera del 25 novembre 1807. ,
Contrariamente a quanto ne scriiwero altri, secondo il von Kiiremborg è armai accer­tato dm il Fauche comperò tale dispaccio dal Consigliere delia Legazione prussiana Boux, un tedesco di famiglia originari umente francese.