Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; CAL? ULLOA PIETRO ; MOTI 1848
anno <1953>   pagina <412>
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412 Virgilio Titone
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Lo scritto citi ci riferiamo può considerarsi da un Iato come un'apologia di Ferdinando II. del suo govèrno illuminato, delle sue salutari riforme ebe avrebbero assicurato un invidiabile benessere alle popolazioni delle Due Sicilie e pertanto per nulla giustificate le trame dei rivoluzionari, e dall'altro come un atto d'accusa contro l'Inghilterra, la quale, incoraggiando i siciliani, avrebbe favorito poi la rivoluzione, non per altro motivo se non per i suoi particolari interessi e per contrastare in Italia la politica francese.
Sotto questo riguardo, sebbene si debba accettare molta parte di quanto l'autore viene affermando, lo spirito partigiano del libro riesce fin troppo evidente. Che Ferdinando II abbia favorito l'agricoltura, promosso le indu­strie e il commercio, continuato l'opera dei suoi predecessori per l'estirpazione dei superstiti diritti feudali, fondato istituti di cultura, ecc., è innegabile. Sotto il suo regno la Sicilia progredisce in ogni campo: il sistema giudiziario, amministrativo, tributario può dirsi tra i migliori e più modernamente con­cepiti d'Italia e d'Europa. Se poi alla modernità degli istituti non risponde praticamente uno spirito nuovo, se in fondo molto è mutato nella forma, ma non nella sostanza, bisogna pensare piuttosto a coloro che venivano preposti agli unici pubblici e all'esecuzione delle leggi- Napoletani o siciliani che fos­sero, la loro educazione era spesso informata a diversi principi: e d'altro lato è naturale che leggi e istituti non possano dare i frutti sperati, se trovino sorda o mal preparata la società sulla quale dovrebbero operare.
Si può bensì osservare che i fini del re possono essere stati diversi da quell'illimitato amore del bene dei sudditi che l'autore si sforza in tutti i modi di attribuirgli. II sistema instaurato, quanto più si allontanava dall'antico, tanto meglio doveva nei suoi propositi combattere la tradizione autonomi­stica dell'isola e accentrare ogni potere a Napoli. Ma naturalmente non gli si può rimproverare di aver fatto del suo meglio per consolidare l'autorità della monarchia, senza dire poi che questo progressivo accentramento era nello spirito del tempo e veniva dappertutto attuandosi.
Ciò nonostante, il quadro che ne risulta attraverso le parole dello scrittore appare troppo roseo: Le roi s'occupant sans cesse de faìre de toutes les parties du royaume un tout régulier, des nouvtdles lois ordonnvrent un rigoureux examen pour Vabolition des droits féodaitx, sHl en existait ancore. On prescrivati la revision de toutes les oeuvres de bienfaisance puliti que, "
') Le opere di pubblica beneficenza erano state regolato dal decreto del 1 " febbraio 1816. ebe conservava i Consigli degli ospizi per l'amministrazione degli stabilimenti di pietà e dei luoghi pii bucali. In seguito (istruzioni del 20 maggio 1820) tali norme furono meglio detcr­minate. Ma ai continuo- anche sotto Francesco I e Ferdinando II a migliorare la legislazione vigente o a procurare che uguali disposizioni si osservassero nei doni ini di qua o di IA del Faro. Citiamo il decreto dell'I I marzo 183", che applica alla Sicilia il decreto del 2 febbraio 1818 ani conti dallo pubbliche amministrazioni; il decreto del 2 settembre 1839 sulla dipendenza di tatto le opere di beneficenza dal Consiglio degli Ospizi, tranne l'Ospedale grande, l'Istituto dei proietti e l'Istituto Venliiniliano: il regolamenti! do) 10 aprilo 1842 per la somministrazione delle medicine nei piccoli ospedali, ecc. La legislazione sulle opero pio dal 1711 al 1846 fu rac­colta da Gin wppe Filippini e (Istruzioni per Vammi ni straziane defili stabilimenti di beneficenza. Palermo 1847) che no pubblico puro la cont iuuir/.ioiie fino al 1852 (Aui legislativi o governativi dal 1847 al 1852 sugli Stabilimenti di beneficenza e luoghi pii laicali, Palermo 18S3).