Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; CAL? ULLOA PIETRO ; MOTI 1848
anno <1953>   pagina <416>
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416 Virgilio Titom
Siamo quindi dinanzi a un fenomeno morboso, del quale l'Ulloa si propone di fare la diagnosi. Naturalmente ehi scrive per condannare tutto un movi­mento che gli sembra condannabile, non si pone da un punto di vista propria­mente storico. Del resto, egli non vuol fare una storia: la sua è una difesa della politica dei Borboni, scritta non tanto per gli italiani, quanto per gli stranieri, soprattutto per l'opinione pubblica inglese, ingannata sul vero stato delle con­dizioni della Sicilia. Ma ciò non toglie che l'Ulloa possa fare, come dimostra di fatto, un'analisi acutissima delle forze operanti ned periodo in questione. In ciò bisogna nettamente distinguerlo dai padri Bresciani del Risorgimento. Quello che per altri è motivo a un susseguirsi di invettive, per lui è invece uno sforzo consapevole per mettersi negli altrui panni. Il punto di partenza, egli pensa, era sbagliato e non poteva che portar fuori strada. Ma anche dell'errore bisogna cercare di rendersi conto: se non per altro, per evitare che ci si possa ricadere.
In tal senso l'Ulloa vuol guardare alla realtà della rivoluzione, quale essa è nella sua vera essenza, nel suo significato per l'avvenire, negli intimi motivi ehe l'hanno resa possibile. Non bisogna contentarsi delle parole, avverte egli fin dal principio. Libertà, indipendenza, unità son parole che nascondono una realtà piti profonda e vasta di quella dei programmi. Vi sono nen'universo più cose di quello che pensino i sapienti: citando Shakespeare, l'Ulloa vuol riferirsi appunto a questa realtà. Cosi, non se ne sta a spiare dietro le quinte per rivelare l'intrigo, la cabala, la congiura, cui per gli storici dell'altra sponda si ridurrebbe tutto intero il Risorgimento, opera, secondo quel che essi pensano o vogliono far credere, della setta e di sicari prezzolati. Ma guarda allo spirito della storia, che non è poi per lui e anche in questo egli si allontana dai contemporanei, precedendo di un secolo gl'indirizzi della più recente storiografia sul Risorgimento la storia della Sicilia o magari d'Italia, avulsa da quella d'Europa. E nello stesso tempo riesce a deter­minare quelli che sono in ogni tempo gli aspetti caratteristici del fenomeno rivoluzionario, l'intima necessità che ne diviene la legge: qualcosa come un torrente irresistibile, che trascina coloro stessi che ne sono i più direttamente responsabili. Né gli sfugge il processo inevitabile per il quale il pericolo comu­nista si presenta già come il risultato ultimo di quel mondo in fermento, il mauuais germe qui couvait depuis longtemps (p. 8).
Per l'Ulloa il 1848, in Sicilia, come nel continente italiano, come in buona parte d'Europa, è la lotta tra la monarchia e la repubblica, e quest'ultima esprime gl'ideali e gl'interessi della classe intermedia, intesa nel senso più largo, come una élite economica e intellettuale, succeduta ai ceti imo ad allora dominanti. In tal modo, nel 1848 il nostro autore vede il proseguimento deD'89 francese. E così la repubblica è per lui, piuttosto ohe un sistema di governo, cui deliberatamente e concretamente si aspiri, qual­cosa come un ideale stato d'animo, il simbolo di una realtà di fatto della quale in generale non si e consapevoli (p. 7).
Pertanto, alla base di tutto abbiamo quell'aspettazione indefinita di un mondo nuovo e del crollo imminente del vecchio mondo, che costituisce la particolare atmosfera du cui vien fuori la rivoluzione.
Il nostro autore ha compreso che in tali condizioni il bene o il male che si faccia dal governo, non può che avere il medesimo risultato. Egli parla, si, dì ingratitudine. Ma l'ingratitudine a sua volta esprime la necessità di vita 4i una classe ohe doveva combattere la sua battaglia.