Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; CAL? ULLOA PIETRO ; MOTI 1848
anno
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1953
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417
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Pietro Cala Ulloa e la rivoluzione siciliana del 1848 417
Ci sono anche i rivoluzionari di professione: ils énoncent la revolution covane unique espoir et demiòre perspective. Ils ont sanctifié le mot revolution, camme Vexpression du patriotisme. du progrès et de la gioire (p. 20). C'è la Giovine Italia: Ics intrigues de ces patriotes follement emportés répen-daient partout des principes subversifs (p. 21). Ma né gli uni né l'altra avrebbero potuto esercitale un'influenza decisiva. Non erano che le punte estreme di un esercito in marcia. E quest'esercito comprendeva tutti coloro che vivevano dello spirito del tempo: tutti, anche i governanti, i quali ne erano presi non meno dei sudditi.
Questo che l'Ulloa qui nota, è uno degli aspetti più interessanti del fenomeno rivoluzionario. À un certo punto sembra che il governo voglia abdicare, che esso stesso neghi il suo principio, che si condanni a consegnarsi nelle mani dei suoi nemici. Ugualmente, accade allora che una inettitudine generale distingua i governanti: tutti appaiono incerti, abulici incapaci di opporsi alla marea che incalza dal basso. Tale è il caso della rivoluzione francese: prima dell'89 i nobili fauno a gara con i più accesi seguaci dell'enciclopedismo nelTesaltare quei principi che avrebbero distrutto i loro privilegi, e il re e la eorte sembrano presi da quello spirito filosofico che li renderà incapaci di ricorrere in tempo alla forza e di porsi, per cosi dire, sull'offensiva. In realtà, il Re Sole o Enrico IV, Richelieu o Mazzarino, in quel tempo e in quelle condizioni, non si sarebbero forse comportati diversamente. Sarebbero stati presi dalla medesima incertezza ed abulia. Gli è che lo spirito della rivoluzione opera ugualmente sulle due sponde opposte. Re e sudditi, non importa se per convinzione o per interesse, procedono per la stessa via.
È il periodo prerivoluzionario: la difensiva da parte dei governi. Quanto più. si concede, tanto più si deve concedere e più cresce la forza di coloro che chiedono, perché in tal modo si nega dal potere il suo stesso principio. Alla aperta ribellione da un lato e alla resistenza dall'altro si viene poi in un secondo tempo, quando gli uni sono costretti dalla forza delle cose a chiedere ancora e gli altri si accorgono di non poter più oltre concedere. Cosicché in definitiva è il caso di Pio IX nemici del popolo o del progresso sono considerati quelli che più degli altri sono stati disposti a cedere.
Le osservazioni dell'Ulloa colgono nel segno: Les réformes de Pie IX éiaieni la condamnation de tout ce qu'on avait fait jusqu'alors, la réprobation des règnes de ses prédécesseurs, étaient la légitimation des révolles de 1831 et 1845, la confession que le pcuple romain avait été souffrant et calomnié sous les gouvernements précédente (p. 39).
a proposito del 12 gennaio palermitano e della débole resistenza borbonica nei giorni seguenti: Elle sentii (la sédition) qu'élle pouvait tout contro un gouvernement qui se démolissait de ses propres moine et que tout désormais pouvait céder à sa passion. Les fugitifs rentraient, les embarqués desccndaìent, tous enflammés plus quefamais, s'abstinèrent à resister (p. 121). La forza e l'audacia della rivoluzione non è nella resistenza del nemico, ma nella sua debolezza.
Nella storia del Risorgimento siciliano deve osservarsi d'altro lato e lo possiamo notare nel 1820, nel 1848, nel 1866 come i movimenti rivoluzionari o insurrezionali finiscano allo stesso modo. I capi, tanto audaci in principio, quando le cose cominciano a mettersi male o anoho quando non è più il tempo degli infiammati discorsi o delle facili parate, ma bisogna affrontare il nemico in campo, pensano ad abbandonare l'impresa.