Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; PORTOGALLO
anno
<
1953
>
pagina
<
432
>
432 Libri e periodici
roli, animati tulli da una identica fede, deliberati di dare alla Patria posizione, affetto, danaro, sangue spontaneamente, quasi chiamati da un ordine divino. A tale alio senso di suprema dedizione li aveva allevati l'Adelaide, che, come dice bene la Ghiglione, aveva curato soprattutto in loro il carattere e il senti* mento di umanità riconoscendone il valore sopra la cultura e la bellezza dell'arte, lasciando libero sfogo alla loro esuberante vitalità, ma esigendo da loro lealtà e onestà inflessibilmente. E fu sua costante preoccupazione che facessero il miglior uso delle loro doti naturali per diventare ciò che di meglio potessero essere. Tu o madre, ci hai abituali a chinar il capo davanti alla severa figura del dovere; queste parole che troviamo scritte in una lettera a lei del figlio Enrico son la piena conferma dell'indirizzo educativo amorevole, ma fermo, cui ella aveva sin dai primi anni improntata la sua opera materna. E quattro dei cinque maschi, come ognun sa, le morirono per la causa della Patria; e cou quali interni affanni ella li abbia seguiti di giorno in giorno nelle loro imprese, mentre il suo fragile corpo era tormentato da continue sfibranti sofferenze n quali lagrime segrete ella abbia versate alla notizia, di volta in volta, della loro precoce dipartita, sforzandosi di apparir calma e rassegnata, ce Io dicono queste lettere sanguinanti.
U primo a mancarle fu Enrico, dottore in legge. Cadde colpito al petto e al fronte nel '59, nello slancio dell'avanzata garibaldina. Era nato il 20 settembre 1832. Dolce e pensoso, era quello che somigliava di più al padre. Più volte, quando era studente a Pavia, la polizia aveva perquisita la casa; e a quanti sottili sotterfugi era ricorsa la mamma per deludere la vigilanza! E quali spasimi sin d'allora al suo povero cuore! Quando le fu annunziata, ma con qualche ritardo, la sua morte, fn presa dalle convulsioni e solo lentamente si riebbe dal colpo che l'aveva abbattuta. Solo la tenerezza che mi lega in questa esistenza cosi crudele per me ai cari figli che mi restano ha potuto operare questo miracolo, confessava a Luigino in una lettera del 2 giugno di quell'anno. E lo scongiurava di aver cura della sua salute: cadrei affranta se essa si alterasse. E gli faceva presente che aveva dei diritti troppo caramente acquisiti presso il suo cuore in questa sua ormai intollerabile posizione. Altro che spingere i suoi figli al sacrificio per orgoglio materno, come suonarono le accuse di un tempo! Ma anche Luigino, dopo poco più di un anno, anche Luigino, da lei tanto adorato, le veniva tolto. Era il poeta della famiglia, vera anima di artista e di sogna* tore, ma, nel contempo, mente quadrata e razionatrice. Si era laureato brillante-mente in matematica all'Università di Torino e nel '59 già frequentava, giovanissimo, l'Accademia militare d'Ivrea, da cui uscì tenènte del genio. Fidanzato con quella vezzosa e preclara giovinetta che fu Adriana Panizza (chiamata da Benedetto il genio benefica- nel martirio di sua madre), ritenendosi indegno di entrambe se avesse rinunziato a combattere per l'Italia (benché all'inizio del '59 avesse' di già avuto modo di portare un intenso contributo, ancorché breve, alla guerra), se non si fosse offerto, se non si fosse esposto, era corso in Sicilia accanto a Garibaldi a sostituire i fratelli che nella conquista di Palermo avevano riportate gravi ferite. In Calabria contrasse il tifo, ma giunto a Napoli con i suoi commilitoni, che non aveva voluto abbandonare, cadde sfinito e terminò i suoi giorni dolorosamente, ma senza lagnanze e senza rimpianti, nell'Ospedale della Pace, Avuta anche questa volta tardivamente la terribile notizia, l'Adelaide per più di un mese non usci di casa né rispose alle lettere disperate ohe le inviava il figlio primogenito da Palermo, immobilizzato per le ferite, attendendo da lei, dalla sua carità, dal suo amoro una parola. Ma quando le eran tornali il coraggio e la fede e sentiva il bisogno di vivere ancora e consacrare ancora il suo eulto a quella Santa Causa che più gli era Baerà per i patimenti e l'eroi* r*no che gli consacravano i suoi figli*, ecco che un'altra sciagura la attendeva. Enrico, il quartogenito, dal volto severo ma dall'animo sensibilissima, già ferito