Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; PORTOGALLO
anno <1953>   pagina <436>
immagine non disponibile

436
Libri e periodici
in parte con i risultali cui è giunto, mediante un'analisi attenta, coscienziosa e, talvolta, acuta, delle opere del Nostro, dobbiamo dire (e spiace) che non è riuscito a darci di Ini quel ritratto preciso e convincente che era da attendersi ora che, venute meno le ragioni della sconfinata ammirazione per motivi che non gli appartenevano, siamo in grado di giudicarlo sino ira et studio. Ciò che resta dell'Oriani è tale da assegnargli una luce senza tramonto. Oggi, come domani. Come sempre: cosi conclude il Mancini il suo lavoro. Ma che cosa di lui è rimasto veramente dì vivo?... Questa la domanda, cui l'A. non ho saputo o non ha voluto rispondere a sufficienza.
L'Orìani ebbe, si, come dice l'A., forte e possente ingegno, ma non fu un grande artista. In tutte le sue opere, non escluse le più misurate e oggettive della maturità, si avverte un alcunché di discontinuo, di turgido, di enfatico, il clic è dovuto alla sua natura molteplice e poligonale che si dibatteva tra continue profonde contraddizioni. Era un temperamento di romantico, ma di un romanti­cismo deteriore; ricco di intuizioni, ma in cui sul sentimento avevano per lo più il sopravvento l'intellettualismo e l'eloquenza. Più che un emotivo fu un dia­lettico (aveva infatti molto del 'tribuno e dell'avvocatesco): non era fatto per scolpire i caratteri, per scandagliare i cuori, per muovere gli affetti; e in realtà nessuno dei suoi romanzi ha oggi più la forza di commoverci. La stessa Di­sfatta >, che è considerata in generale dai critici il suo capolavoro, benché riveli indubbiamente lo sforzo per evadere dalla torbidezza dei sensi e abbia qua e là qualche pagina felice per un certo calore malinconico, conserva per altro ancora molto del declamatorio e dell'astratto, né i suoi personaggi (e lo stesso prota­gonista De Nittis e la moglie Bice) appartengono alla nobile schiera delle crea* ture umane cui l'arte ha data una impronta inconfondibile e duratura. L'Oriani mirava, più che alla descrizione dei fatti privati, agli scorci, alle grandi linee, alla rappresentazione drammatica degli eventi; perciò il meglio di lui é affidato ai libri di riflessione storica, e in particolare a La lotta politica in Italia . Anche li non mancano gravi difetti, quali la tendenza all'eccesso e al barocco, l'apriorismo moralistico, lo schematismo, il sintetizzare generico (;jn verità egli non era lo storico puro che documenta il racconto con la paziente fredda ricerca archivistica); ma il quadro ch'egli traccia, con spregiudicato giudizio, della storia d'Italia fusa nella storia d'Europa come introduzione a quella del suo tempo ha del grandioso e spesso del tragico. Nessuno da noi come lui, bisogna confessarlo, ad onta delle sue manchevolezze, ha saputo rivivere con una visione cosi calda e colorita il passato nelle sue fedi, nelle sue passioni, nei suoi contrasti. E per il primo, in un tempo in cui la storia del nostro Risorgimento era ancora fre­quentemente oggetto di agiografia, egli tentò ricercare con libero pensiero le ragioni profonde della formazione dello Stato italiano e osò metterne in rilievo le defi­cienze e gli errori. Mai da noi il problema della indipendenza e della libertà fu posta nei veri suoi termini ?<: questo il principio fondamentale su cui si impernia l'opera sua. Se l'idea della libertà fosse stata cosciente nei popoli e nei principi, la loro doppia politica non si sarebbe svolta in cosi triste antago­nismo e le costituzioni sarebbero state invocate e concesse con uguale sincerità e col magnanimo proposito di combattere l'Austria; ma la libertà era invece odio net rivoluzionari, ribellione poi governi, peccato pei preti, disordine per la plebe, martirio per i pochi generosi che la ritentavano ogni giorno in tragedie isolate.
Son parole da meditarsi dagli storici recenti; come degno pure di medita? zione è la sua profezia: che, cioè, la monarchia dei Savoia fu in Italia un neces­sario compromesso dovuto nirìnsulucicnssa del movimento rivoluzionario, ma che essa sarebbe raduta non appena fosse venuta meno agli interessi del Paese.
Su questo lato dell'operosità letteraria dell'Oriani (poiché qui più che altrove egli In artista) avrei desiderato che ai fosse particolarmente soffermato l'A.; ma