Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; PORTOGALLO
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1953
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439
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Libri e periodici 439
dialettica colla storia degli eventi italiani del Tuli imo Ottocento e del primo Novecento, non si scorda mai di mettere in Incc altresì e limiti e contradizioni e financo incongruenze.
Ne viene fuori, pertanto, non solo un Mosca dinamico, vivente nella storia e con essa cvolvenirsi nelle sue posizioni ideologiche, ma altresì un Mosca umano e come ogni uomo non privo di un proprio limite, anche nelle più geniali e valide delle proprie intuì/.ioni, anzi clip un Mosca astratto e semi-divino. Che il lungo studio e rcvidcnte amore che Mario delle Piane ha avuto per il suo autore non gli impediscono di mostrare la contradizione esistente fra le prepotenti esigenze, morali e addirittura moralistiche del siciliano ed il suo assunto filosofico positivistico, ovvero la contradizione interna di questo sdegnoso negatore dei presupposti teorici della democrazia ed avversario reciso del socialismo, il quale ciò nonostante muove la sua critica alla elasse politica della Terza Italia, principalmente dalla constatazione che tale classe politica si è rivelata incapace di assicurare il bene generale, anziché il particularc di ristrette consorterie, e di offrire a sufficienza libero campo all'ascesa dei migliori e più degni.
Ed al lettore non indifferente, queste contradizioni del pensiero moschi ano. messe in luce giustamente dal Delle Piane, non possono apparire altrimenti che il fruito di un iniziale equivoco, spuntato fuori nella giovanile Teoria dei governi, e non mai compiutamente risolto dal Mosca, neppure nelle sue opere più tarde e mature: il mancato chiarimento del rapporto fra idea e prassi, tra formula e governo.
Chi legga l'opera del Mosca, infatti, ha in certi momenti la sensazione di avere davanti a sé soltanto il positivista, convinto della possibilità di analizzare i fenomeni sociali colla stessa obbiettività delle scienze della natura, fonda* mentalmente legato ad una concezione deterministica della realtà ed alla lunga, erede legittimo del Machiavelli e della sua spregiudicata ansia di penetrare < la realtà effettuale delle cose . In questi momenti, pertanto, sembra che 11 Mosca sia indotto ad attribuire importanza estremamente ridotta al contenuto della formula politica, e quasi a affermare la natura puramente mitologica di qualsiasi formula . In altre parole, il siciliano sembra implicitamente suggerirò al proprio lettore che una formula , alla fine dei conti, vale l'ultra e con una formula qualsiasi, con un mito qualsiasi, si può ben governare, o meglio che una buona classe politica giustificherà il proprio potere di fatto con una formula atta a consentire un governo capace di fare gli interessi dei più ed a bene annuii-lustrare la cosa pubblica.
In altri momenti, viceversa, questo slesso Mosca sembra attribuire un'importanza sostanziale e decisiva al contenuto della formula sino ad affermare che in Italia non vi potrà mai essere un buon governo della cosa pubblica, se prima non verrà esplicitamente ripudiata la formula della sovranità popolare, su cui la classe politica della Terza Italia ha fondalo il proprio potere. Ne questa rivalutazione del contenuto della * formula si arresta qui, giacche il momento machiavellico del pensiero moschi ano viene ancora più radicalmente negato, nell'atto stesso die il siciliano non si pone più dal punto di vista della conquista del potere, come >l Segretario fiorentino, ma da quello del l'esercizio del potere stesso per il bene dei cittadini. Giacché a questo punto sorge spontaneamente il problema della natura ed essenza di questo bene comune, cui nò il Mosca macbiaveflcggiante, né hi sua filosofia positivistica, riescono a dare uno risposta esauriente, dato che il Mosca stesso, in non equivoci termini, si rifiutava più volte di ammettere die esso consìstesse in un puro benessere materiale.
Partendo da premesse filosofiche di carattere positivistico e deterministico, il Mosca, una volta constatato il fallimento della classe politica della Terza Italia, non avrebbe certo dovuto concentrare il fuoco della propria polemica nella richiesta dì un cangiamento nella formula politica, gibbone in quella del can-