Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; PORTOGALLO
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1953
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Libri e j/rriodiri
giumento dello condizioni obbiettive del corpo sociale e quindi ricadere per un verso o per l'altra nel socialismo scientifico . O viceversa} partendo dalla constatazione del fallimento della classo dirigente della Terza Italia e volendo attribuire questo fallimento prevalentemente alle deficienze della formula , cioè del mito etico-politico giustificante il potere di tale classe politica, egli avrebbe dovuto per coerenza rinunciare al proprio positivismo e considerare indispensa* bili al raddrizzamento della situazione italiana, uon già le sue piuttosto esangui proposte di riforma di questo o quell'istituto e di questo o quell'organismo animi* nistrativo. sibbene una riforma dei convincimenti etici della classe dirigente italiana. 0 meglio ancora, riconoscendo, come tacitamente egli stesso faceva, tanto la validità del momento pragmatico come quello ideale, cosi della realtà effettuale delle cose, come della poderosa capacità dell'idea, del convincimento morale, della religione, ad incìdere sulla realtà stessa dei fatti, avrebbe dovuto per coerenza arrivare al -superamento del positivismo in nome di una concezione spiegatamente dialettica della storia. Prigioniero di questi suoi limiti e di queste contradizioni, il grande siciliano, con tutta la poderosa originalità del suo pensiero, non poteva fare a meno di restare eternamente in un vicolo cieco, del quale egli stesso, per il primo, mostrava di avere in qualche modo coscienza, allorché riconosceva di essere facilmente accusabile di avere meglio criticato i mali della società italiana del suo tempo, che non addotto rimedio a questi mali. Ed a tale dramma non doveva riuscire mai a trovare altra possibile catarsi che quella, metà illuministica e metà scientificistica, della fede nella virtù redentrice del sapere e della cultura, e quindi del vagheggiamento utopistico di una sorte di oligarchia iniziatica di uomini colti e disinteressati, capaci di realizzare l'ideale del buon governo, quasi che la storia abbia mai conosciuto il caso di un'oligarchia capace di dimenticare l'interesse dei propri componenti in favore dell'interesse altrui.
Ed altre contradizioni od incongruenze ancora si potrebbero notare nel Mosca, oltre a quelle .giustamente messe in lnce dal Delle Piane. Tanto per fare un esempio, anzi, vogliamo additarne anche noi una, sulla quale il Delle Piane, viceversa, sembra sorvolare nella sua opera.
Fedele alla dottrina del checkes and balance tra le varie forze entro lo stato, in cui egli vede una delle migliori salvaguardie della libertà, il Mosca lamenta, specie nella Teorica dei governi, la mancanza di un adeguato contrappeso da parte della corona e del senato di nomina regia al potere esercitato dalla camera elettiva, ed attribuisce questa deficienza di contrappeso al prepotere del legislativo sull'esecutivo e del Parlamento sulla corona. Sarebbe stato facile, viceversa, al Delle Piane mostrare, sulla base della più corrente informazione storica, come la Terza Italia fosse afflitta dall'inconveniente diametralmente opposto a quello deplorato dal Mosca. Come, cioè, troppe volte, specie nel campo della politica estera, la corona riuscisse ad esautorare il Parlamento ed a costringerlo ad adottare i propri punti di vista, e come molte volte l'esecutivo, manipolando le elezioni attraverso i prefetti, riuscisse a inserire i propri 4 ascari entro il Parlamento, venendo COB) a limitare la libertà stessa del potere legislativo. Tanto più facile, anzi, sarebbe stato rilevare l'incongruenza della critica monchi:iiia. mettendola a raffronto con quelle pagine del siciliano, in cui l'esistenza di manipolazioni elettorali da parte dell'esecutivo viene non soltanto riconosciuta, ma poco meno che lodata come ottimo correttivo alla demagogia.
L'avere notato questo ovrebbo giovato, forse, anche alla stesura generale dell'opera, contribuendo ad attenuare, od almeno sfumare nei loro toni, talune pagine in cui il Delle Piane, nella sua ricostruzione storica dell'ambiente in cui visse il Mosca, è indotto a calcare un po' la mano intorno all'abbassarsi di tono della vita politica nel trapasso dalla Destra storica alta Sinistra. Nessuno dubita che i vecchi galantuomini della Destra storica fossero, personalmente, più integri