Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; LA MARMORA, ALFONSO FERRERO DE
anno <1918>   pagina <187>
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Alfonso La Marmorei in Valdimagra nel marzo del 1849 187
sandomi di aver violato il territorio toscano (ove regnava Guerrazzi, capo legittimo di quella contrada), e poco mancò che pei quella
rispose oliò si ero attenuto rigorosamente agli ordini dol Ministero. Quanto alla seconda parto delle interpellanze, cioè allo diserzioni, esaa è cosi grave ohe noi non vorremmo neppure smentirla. Si diedero ordini al generale La Mar- mora perdio procurasse eliti i disertori ritornassero allo loro bandiere. Questi ordini furono eseguiti. Quando però, fra, questi, qualcuno si fosso (rovaio dei compromessi, ai quali pericoloso sarebbe stato il ritorno in Toscana, l'umanità richiedeva di non rimandarli, per cui si diede ordine che fossero internati nel nostro Stato. Tali furono gli ordini emanati .ed. eseguiti . Sorse allora il depu­talo Brofferlo, ohe prose a dire : È deplorabile che in questi gravi momenti insorgano delle differenze fra il Governo Toscano e quello di Piemonte;; non sarà quindi fuor di proposito ohe le cose di fatto siano bene rettificate, acoioc- oliò le voci che partono da questa Camera possano illuminare il pubblico sulla condizione attuale. Sono dieci giorni e più ohe io riceveva una lettera da un membro del Governo Provvisorio Toscano, in cui mi faceva querule perchè sulla frontiera si festeggiasse ini sin gelar modo il generale Da Daugior, e si rice- vesserò con grandi dimostrazioni di esultanza i soldati disertori dalla frontiera 4 toscana. Io, non volendo recare imbarazzo al Ministero, rimetteva quella prima lettera al sig. Ministro dell'intorno, il quale mi rispose che già si erano dati ordini; opportuni, perche] nel ;caso fossero veri MiidfeordM; avessero a cessare immediatamente. Dopo cinque giorni un altro mèmbro dol Governo Toscano mi scrisse un'altra lettera, più forte ancoro, in cui mi diceva che le diserzioni andavano crescendo ; aggiungeva otto: anzi Uno. dei nòstri generali doveva essersi recato fino alla Cisa, travestito, ove venne poi riconosciuto. Questa
< stessa lettera io rimetteva al Ministro degli interni, il quale mi rispose ohe si erano dati i prowedimonti in proposito, e che d'altronde i fatti erano in parto esagerata tJu ordino del giorno del generale* ìVApice dice che uno squairone di cavalleria passò il confine e fece perlustrazioni ; il generale D'Apice protesta <t che se ciò si facesse una seconda volta, egli opporrebbe la forza. Ora, questi fatti, s moltlplicandesi in tal modo, non. può ammettersi che siano falsi:; per JI mono essi giungeranno a mettere in diffidenza questi due popoli, quando appunto avremmo bisogno della concordia. Certamente' sarebbe stato contro il diritto
< delle genti il ricacciare i disertori al di la dei nostri confini ; ma non vuoisi però festeggiarli. Per me io penso ohe chi abbandona una bandiera italiana sia un pessimo soldato e un pessimo cittadino. Io non faccio imputazioni al Govorno, mi basta avvertirlo parelio abbia gli occhi aperti su quelle persone ohe BÌ tra* vano da quella parie della fpontiera, so por; avventura non corrispondessero allo intenzioni del Ministero . Al Brofferio tu cosi risposto dall'aw. Sebastiano Tee* chlo, ministro do' lavori pubblici : Quanto all'asserzione relativa al generale Do Laugier, il GWomo 'risponde che questi ben lungi dall' essere stato festog* giato, ebbe anzi l'ordine di partire dai nostri Stati, e che anzi il Ministero ha scritto al generale Da Marmòcay ohe se mal il generale De Laugier si trovasse sprovveduto di mezzi, egli stesso gliene fornisse. Quanto all'asserzione cnealcuni del nostri cavalieri abbiano passato il confino, non ò vero; anzi furono dati ordini positivi al 1 e 3 marzo al Da Marmora ohe non dovesse passare i con. e fini; ma se per necessita di difesa del nostri stessi confini dovesse fare un passo al di la, lo dovesse annunziare con nn proclama, da cui risaltasse che quel passaggio non avrebbe nessuna mira politica, ma solo strategica e militare.