Rassegna storica del Risorgimento
MEINECKE FRIEDRICH
anno
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1954
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pagina
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Giuseppe Talamo
pensatori, monista e idealista l'uno, dualista o irrazionalista l'altro. E w-diamo proficuo, ai fini di una più esatta comprensione dello storico tedesco, accennare, almeno, ai punti di maggiore disaccordo tra i due pensatori, che ebbero peraltro sempre il merito di esporli con la massima chiarezza e precisione. *> Si pensi, per esempio, al principio di individualità, che, per Meinecke, è data dalla presenza delle anime-sostanze, effetto del presupposto sostanzia-listico che è alla base di tutto le concezioni a ti t. idealiste, mentre per Croce è sempre e soltanto individualità di olii.
Ma c'è un altro motivo di disaccordo che ci sembra indispensabile sottolineare, a proposito del concetto stesso di storicismo: per il pensatore italiano esso è un principio di scienza, per M. è xm. principio di vita.
Non è solo una questione terminologica, naturalmente; è tutta una diversa concezione del rapporto che intercorre tra la scienza e la vita, o, per dirla pia semplicemente, si tratta di stabilire quale sia l'utilità del sapere per l'umanità. Problema grave, alla cui esigenza il Croce aveva ubbidito, allorché aveva affermato l'origine pratica della ricerca scientifica, e a risolvete il quale tendono i marxisti, quando affermano che alla scienza non basta più ora conoscere il mondo ma che suo compito è trasformarlo, o quando postulano l'identità tra storia-filosofia e politica. Meinecke ha teso evidentemente a stabilire un rapporto più intrinseco tra cultura e << società, rapporto che è alla base non soltanto di ogni nostra attività di pensiero, ma del nostro stesso agire quotidiano. La soluzione da Lui prospettata fu influenzata dal fatto che Egli era uno spirito luterano, decisamente contrario ad ogni soluzione monistica, sia positivista che idealista, e con sempre viva l'esigenza trascendente. Se la cultura rappresenta veramente la società che prende coscienza del suo divenire, è chiaro come chiedersi l'utilità del sapere equivalga a chiedersi il destino della stessa civiltà. Per uno storico idealista il problema non si pone certo con la drammaticità con la quale lo può porre uno spirito intimamente religioso, per cui le sorti dell'umanità assumono sempre toni adatti al finale giudizio divino . Infatti l'assoluta e apodittica fiducia che la storia sia uno svolgimento, un progresso continuo dello spirito umano, esclude per il primo qualsiasi timore di catastrofi, spirituali. Da ciò deriva la caratteristica olimpicità crociana, quel sereno distacco e quella fiduciosa credenza nella razionalità della storia che contrastano con le opere travagliate, piene di scatti ed ìmpeti dei pensatori tedeschi, veri eredi degli stiirmer und driinger . Non che, intendiamoci, le opere degli storici idealisti non siano travagliate, se così fosse infatti non potrebbero essere frutto di ricerche;ma, derivando da una concezione fondamentalmente diversa, il travaglio assume caratteristiche differenti e non confondibili.
Perchè la via cercai con tal desìo se additare ai fratelli non la debbo ?
leggiamo in una recente raccolta di saggi meineekiani. a) E, infatti, una delle caratteristiche di questo pensatore fu la costante aderenza alla realtà, onde i problemi che si pose non gli vennero solo suggeriti dalla sua attività di studioso e di storico, ma furono problemi vitali aneli..- per il suo popolo,
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