Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; SICILIA
anno <1954>   pagina <10>
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Renalo Composto
determinanti di una situazione della quale potè sperare di giovarsi la rea-zione borbonica o clericale, sarebbe pur lecito chiedersi? se questa era rea­zione, dall'altra parte, cioè dalla parte del moto unitario, venne mantenuto e soddisfatto, dopo l'annessione, lo spirito rivoluzionario ?
Oggi, dopo la tradizione agiografica sul Risorgimento in Sicilia, dal San­sone al Guardione ed a studiosi ancora più vicini a noi, le ricerche pio. recenti degli studiosi isolani delle nuove generazioni generazioni che annoverano già nomi come il Romano, il Romeo, il Brancate si sono volte con rinno­vato spirito e con più moderno senso metodologico ad esaminare nella sua concretezza il processo di inserimento della Sicilia nel moto risorgimentale nazionale, con il suo presentarci, da una parte, un problema di rinnovamento sociale, un'aspirazione dei ceti inferiori, e particolarmente dei contadini, alla redenzione dalle secolari tradizioni di oppressione e di sfruttamento, un bi­sogno, in una parola, di giustizia; dall'altra il convergere dell'aristocrazia e della borghesia nel comune interesse ad opporsi al moto popolare e conta­dino giovandosi, a tal fine, della soluzione unitaria, poiché questa eludeva il problema del rinnovamento sociale del paese. Le classi conservatrici iso­lane compresero bene, ad esempio, quel che valesse per loro l'azione di re­pressione del Bixio, a Bronte e in non pochi altri paesi, nell'estate del 1860; ed il loro agganciarsi alla soluzione unitaria fece si che le masse popolari, che avevano considerato la rivoluzione non in senso ristrettamente politico, anti-borbonico, bensì come mezzo di riscatto,1) si vedessero escluse dai frutti di un moto al quale avevano dato tanta parte. Da questo punto di vista può apparire la rilevanza dell'invito che recentemente faceva il Romano alla ricerca documentaria per una più ampia e migliore conoscenza di quel travaglio isolano post-unitario, in cui sono da ricercare le origini di quel mo­to di masse popolari, che sboccherà nell'organizzazione e agitazione dei Fasci e nelle altre agitazioni della fine del secolo. 2) Una rivalutazione delle posi­zioni del nostro Calvi, ad esempio, quale quella che, sul piano nazionale, si è fatta per il Cattaneo, sarebbe senza dubbio feconda di risultati e potrebbe dare l'avvio alla ricerca documentaria auspicata dal Romano, facendoci me­glio intendere le accuse di un La Farina e di un Pilo contro la borghesia e l'aristocrazia, che nel 18481849 avevano tradito la rivoluzione. a) Ne si trat­tava soltanto di un prendere coscienza di sé da parte delle classi conservatrici, ma ben anche del loro avvertimento di un evolversi della coscienza popolare.
!* Nelle sue Notcrelle, l'Abba ebbe a scrivere, esprìmendo maraviglia: A Bronte, divi­sione di beni, incendi, vendette, orgie da oscurare il sole, e per giunta viva a Garibaldi. A parte l'esagerazione coloristica, c'è da osservare che dell'avvocato Niccolò Lombardo, capo della tregenda infame di Bronte ed uno dei sei fucilati da Bixio, ai diceva addirittura che fosse amico personale di Garibaldi, ed in quel Viva Garibaldi, o Viva l'Italia* o Viva Iddio a Gari­baldi, che correvano sulle bocche dei contadini in rivolta c'era un motivo per niente occasionale, onde giustamente il fiumano, in Momenti del Risorgimento in Sicilia, Messina, 1952, ha insi­stito sul fatto che in nome di Garibaldi, del governo rivoluzionario agiscono le squadre e cer­cano i capi locali di dirigere il movimento delle masse che si agitano per la divisione delle tene demaniali (p. 201).
*) Recensiono a Documenti udlo condizioni dulia Sicilia dal 1860 al 1870, a onra di'G. Sci-CMLONK, Roma, 1952, in Movimenta operaio, 1953, fuse. 2.
w * '! G' fA FA,U?'A Iaoritt àoamtatuia della Rii'afusinne Siciliana, Capolugo, 1850. Vél ?flo, si legga la lettera del IS febbraio 1860 a T. Crispù. ricordata dal Brancnto nello stu­dio citato.