Rassegna storica del Risorgimento

PIERANTONI (FAMIGLIA) ; ROMA ; MUSEI
anno <1954>   pagina <167>
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Vita dell'Istituto
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A far parte del nuovo Consiglio direttivo per il triennio 1954-1956 sono tati eletti per la sezione di Trieste i soci: Giulio Ccrvoni, Ettore Chersi, Laura Eulam­ino. Lina Gasparìni, Cesare l'agnini, Silvio Ruttcri, Carlo Schiffrer, Giuseppe Stefani e Nino Valeri; per la sezione di Gorizia: Alfredo Fantuzzi, Guido Hugues e Giovanni Stecchine: revisori: Giuliano Angioletti e Bartolomeo Mirabella.
Conclusa l'assemblea, il prof. Giovanni Brusin ha commemorato l'amico maestro Fiero Sticotti. Alla commemorazione erano presenti la moglie e gli altri congiunti del defunto, oltre al prof. Ghisalberti, la dotL Morelli, il prof. Fadda, prosìn­daco Yìsintin, il prof. Sciolis, il prof. Schiffrer, il prof. Valeri, il prof. Giani Stuparich, il prof. Picottì, mons. Gligo e il fiore dell'intellettualità triestina, soci degli enti che hanno organizzato la commemorazione: l'Associazione italiana di cultura classica, l'Istituto per la Storia del Risorgimento, la Società di Minerva e la Società istriana d'archeologia e storia patria.
L'oratore è stato presentato dal prof. Szombathely, membro di tutte e quattro le società culturali organizzatrici
Il prof. Brusiti ha iniziato la sua commossa rievocazione con la esaltazione degli amici e dell'amicizia. Questa apertura dice l'anima dell'oratore nel ricordare i meriti scientifici e patriottici del commemorato tanto degno di onore e reverenza. E la figura del prof. Sticotti, noto e apprezzato e compianto da tutti i presenti, dalla parola dell'amico e compagno di studi risaltò viva in tutta la sua insuperabile simpatia umana e le sue altissime doti di scienziato, la cui fama, specialmente con le Iscriptiones di Tergeste è affidata alla ammirazione dei contemporanei e dei posteri. L'oratore, che non vuol nascondere il grande affetto che lo legava al defunto, ricorda prima di iniziare la biografia, come si fosse incontrato col maestro 46 anni or Bono, e come questo incontro fosse diventato amicizia stretta e fruttifera fra i due innamorati degli stessi studi.
Il prof. Sticotti, il cui destino era di diventare inimitabile ed amato insegnante, aveva, fin da ragazzo, in odio la scuola, che accetterà più tardi come un male necessario. Senti profonda la mortificazione di dover studiare alla università stra­niera di Vienna, sebbene non tardasse, per il suo ingegno e profonda cultura, a guadagnarsi l'amicizia e la considerazione di quei professori e studiosi che gli affidarono incarichi importanti. Iniziò, quindi, le sue pubblicazioni in tedesco per rendere conto delle sue missioni in Istria e Dalmazia nell'organo della scuola archeologica e epigrafica viennese. Esplorò in successivi viaggi di studio l'Albania ù il Montenegro, dove compì degli scavi che portarono alla scoperta di Do elea. Tornato a Trieste, per alcuni anni insegnò al ginnasio, finché, scorto da quel conoscitore di nomini che fu il Felice Venezian, non venne strappato alla scuola per assumere, successore del prof. Puschi, il posto di direttore e conservatore del Musco di Storia ed Arte, che trasferì sul colle di S. Giusto. Ma a Trieste non c'è stato istituto di cultura a cui non fosse stato chiamato a collaborare e a cui non desse la sua opera preziosa: fu così direttore dell'* Archeografo da lui richiamato ih vita, fa nei consigli direttivi della Minerva, dell'Università Popolare, della So­cietà istriana di archeologia, dell'Istituto per la Storia del Risorgimento, della Lega Nazionale.
Perchè Piero Sticotti non fa soltanto archeologo ed epigrafista di profonda e rara intuizione, innamorato dei suoi studi, ma anche patriota che i suoi studi e le sue ricerce e tutta la sua attività mise al servizio e in difesa dell'italianità della Venezia Giulia. Il prof. Brusin, anche citando un recente articolo del prof. Ziliotto, ricorda l'azione svolta dallo Sticotti por l'offerta dell'ampolla sulla tomba di Dante a Ravenna e per l'offerta dell'alabarda d'argento in occasione del ricostruito cani-pani le di Venezia. Ma la passione patriottica del commemorato è testimoniata da tolta la sua opera di ricercatore della romanità in queste terre facendo parlare com'egli diceva le pietre vive.