Rassegna storica del Risorgimento
FIRENZE ; CONGRESSI STORICI
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1954
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/ lavori del Congresso
e diviene un fatto politico anche da noi, è la vigilia del 1848. Allora, dice il Croce, il comunismo era argomento che primeggiava nel generale interessamento degli spiriti, e a dimostrare come anche, in Italia questo interesse fosse diffuso, basta pensare al noto scrìtto di Gustavo di Cavour, Des idées cummunisies et de* moyens d'eri combattre le développement-, che è del 1846.
Ora questa paura era, per cosi dire, importata in Italia da quei paesi soprattutto la Francia dove c'erano già il comunismo e il socialismo come forze politiche che esprimevano la coscienza del movimento operaio, ma in Italia, paese nel quale il capitalismo non ai era sviluppato, e non c'era una grande industria, non c'era proletariato moderno, non c'era movimento operaio, né comunismo. Per effetto della circolazione delle idee nasce, dunque, da noi la paura del comunismo prima che nasca il comunismo.
H termine fu usato non solo nella polemica dei reazionari contro i liberali in genere e dei moderati contro i democratici, ma soprattutto contro i movimenti contadini del 1848. È caratteristica la contaminazione fra il termine comunista nel senso tradizionale di abitante del Comune e quindi usufruente dei demani comunali ed usi civici e comunista nel significato politico. Di questa contaminazione in Calabria parla Vincenzo l'adula e per il Salernitano l'ha messa in luce il Cassese in recenti studi. Essa dimostra appunto come lo speltro del comunismo assumesse in Italia dei contenuti reali, che erano quelli propri di un paese dove il capitalismo non si era sviluppato, e contribuisse cosi a vestire di nuovi panni paure antiche. Viceversa la consapevolezza del suo contenuto specifico è chiara quando accanto ad essa si affaccia, non di rado, anche hi paura della grande industria e quindi del nuovo proletariato.
Ritengo, concludendo, che, nello studio della formazione della linea politica moderata, si debba dare grande importanza alla circolazione di queste idee e alla loro efficacia nel quadro di una realtà sociale diversa da quella che le aveva generate.
VENTURI, rispondendo a Valsccchi afferma che il concetto di nazione è più mito che idea. I miti sono indubbiamente importanti, ma occorre vederne il contenuto politico e comunque son sempre un elemento che va considerato con molta cautela. In Mazzini, per esempio, il mito di nazione si concreta nella creazione dello Stato, ma nel 18-18 altri elementi contribuiscono all'idea della nazione. Riconosce poi con Bedarida il valore dei pamphlets e della pubblicistica francese, ma ritiene che si debba risalire allo studio delle personalità per determinare l'influsso delle idee. Gli slessi avvenimenti di Francia esercitano una influenza, sulla quale, però, si devono continuare le ricerche. Molto ancora poi è da fare per conoscere la diffusione delle idee comuniste. Riconosce che a Lione v'era già un proletariato che in Italia non si trova.
A Baudi di Vesme dichiara che in ogni dottrina troviamo elementi che derivano da altre per effetto della circolazione delle idee; egli, però, ha limitato il suo compito alla parte politica. Conviene infine con Manacorda che va studiata l'influenza del comunismo sull'atteggiamento dei moderati, ma sostiene che non bisogna partire dal 1848, ma risalire alla rivoluzione francese.
SAI.VATOKEI.LI (Presidente), è spiacente che il tempo non permetta una più ampia discussione sul tema illustrato con tanta perizia dal prof. Venturi. Ringrazia ancora il relatore e tutti coloro che sono intervenuti nella discussione e dichiara chiusa la seduta.
Alle ore 21 i congressisti sono stati ricevuti dal Sindaco di Firenze, in Palazzo Vecchio. Dopo un rinfresco servito nelle sale di Cosimo I de' Medici e di Eleo* nora di Toledo, i congressisti sono passati a visitare la Galleria degli Uffizi.