Rassegna storica del Risorgimento

FIRENZE ; CONGRESSI STORICI
anno <1954>   pagina <191>
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/ lavori del Congresso 191
imprecisi e sfumati, il risveglio > potè sovrapporsi Un po' a tutte le denominazioni protestanti esistenti e lavorare nel loro interno, senza per questo distruggerle o cancellarne le peculiari tradizioni storico-teologiche. I luterani risvegliati adottarono certamente molto del fervore umanitario e sentimentale caratteristici del risveglio (cui d'altronde li predisponeva ampiamente l'indigente tradizione germanica del pietismo), ed in questo seneo assorbirono persino qualcosa di melo-distico. Ma restarono tuttavia dei luterani, cioè qualcosa di ben differente dai calvinisti o dagli anglicani. E lo stesso discorso vale inversamente per gli anglicani o per i calvinisti risvegliati e quindi anche per i valdesi che un passo della relazione del Marcelli asserisce, alquanto avventatamente, divenuti ormai una cosa sola con i metodisti inglesi. Insomma il risveglio operò all'inarca, nel campo religioso, come il liberalismo nel campo politico. Si ebbero dei liberali anche fra gli italiani, i tedeschi, i francesi ecc. e tutti costoro, in quanto liberali, si imbevvero di idee alPincirca analoghe, non poche delle quali derivavano dalla esperienza costituzionale inglese. Ma non per questo cessarono di essere dei liberali italiani, dei liberali tedeschi, dei liberali francesi, cioè dall'avere proprie caratte­ristiche nazionali ben determinate, né soprattutto divennero una cosa sola con i liberali inglesi. H nomignolo di Lord Cantillo , dato da taluno al Cavour, non è mai stato invocato, che io mi sappia, come una prova dell'abbandono da parte del Cavour della propria nazionalità italiana per quella britannica.
D'altra parte, è vero che il calvinismo dei riformati francesi e svizzeri o dei valdesi dell'Ottocento era ormai qualcosa di ben diverso dal calvinismo di Gio­vanni Calvino e dei loro padri del Cinquecento. Tanto per fare un esempio, il Marcelli ha ragione di parlare della teoria della separazione fra Stato e Chiesa, come di una teoria calvinista nord-americana . Ma non nel senso che una tale teoria sia mai stata predicata davvero dal Calvino - il che sarebbe una grossa inesattezza sibbene nel senso che tale dottrina fu adottata dai calvinisti nord­americani, in seguito ad un processo di graduale distacco dalle originarie posi­zioni del calvinismo cinquecentesco. La stessa diffusione del risveglio moto pietistico e quindi lontano dallo spirito originario del calvinismo non è che una prova di questa erosione implacabile subita al proprio interno dal mondo calvinista col passare dei secoli. E pertanto, se è inesatto parlare di metodismo a proposito del risveglio franco-svizzero e valdese, è almeno altrettanto ine­satto parlare come di una rinascita calvinista. Il risveglio non è un moto di ritorno alle origini calviniste: è un fenomeno si direbbe adesso, con ter­mine di moda di deviazionismo ideologico e pratico.
E per finire, trovo inesatto anche parlare di momiers a proposito degli esponenti valdesi, con cui ebbero a che fare lo Shaftesbury ed il Cavour, o dei tentativi proselitistici compiuti dalla Chiesa Valdese nel Piemonte, cui guardava con tanto interesse il lord inglese.
Il risveglio entrò nelle Valli Valdesi per la prima volta, attorno al 1825, in seguito alla predicazione di Felix Neff, Vapótre des Hautes Alpes ed in seguito a questa sua comparsa si ebbe, al solito, la formazione di conventicole di Dietisti, presto battezzati ironicamente per momiers dai loro compaesani. Ma i mo­miers restarono sempre una minoranza, ed una minoranza piuttosto malvista dai valligiani del Pollice e della Germanasca. In queste scontrose accoglienze fatte loro dai montanari valdesi poterono certamente dei fattori tun'altro che elevati: il misoneismo congenito di ogni popolazione campagnola in genere e delle genti di montagna in particolare: l'abitudine ad una vita religiosa quanto mai sonno­lenta, contratta nel secolo XVIII allorché l'arcigno calvinismo degli avi s'era stemperato in roseo ed accomodante filantropismo illuministico. Ma potè anche un istintivo e non disprezzabile attaccamento a quell'unità di popolo e chiesa, propria della tradizione calvinistica, che è un po' il segreto della tenacissima resi-.