Rassegna storica del Risorgimento

FIRENZE ; CONGRESSI STORICI
anno <1954>   pagina <192>
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/ lavori del Congresso
stanza dei valdesi a secoli iuteri di persecuzioni. La Chiesa Valdese, come ogni chiesa calvinista, non è infatti una setta di non-con forni isti, ma una chiesa di popolo, anche se questo, di fatto, si sia identificato per lungo tempo col popolo di una dozzina appena di poveri cornimelii di montagna. La setta non-conformista è convinta che il cristianesimo non possa essere mai altro che fatto di minoranze, di piccoli gruppi di perfetti, appartati dal mondo, né pertanto cessa mai di identificarsi con tutto un popolo, ma si accontenta di trarne fuori una cerchia ristretta di salvati o di convertiti. La Chiesa Calvinista delle Valli Valdesi, come del resto le sue sorelle di Francia o di Svizzera o di Scozia ecc. non ha mai accettato questa visione ed ha sempre posto se stessa come chiesa di tutto il popolo cristiano del proprio paese: che i calvinisti in Francia od i valdesi in Italia siano restati minoranza, sul piano ideale almeno, non è che un accidente empirico, il quale non altera la fisionomia di chiesa di massa dei rispettivi orga­nismi ecclesiastici. I momers , con le loro conventicole di convertiti e di zelanti pietisti, venivano ad incrinare questa unità di popolo-chiesa. Era quanto mai logico dunque che nel suo semplice buon senso campagnolo, il montanaro valdese li guardasse di traverso come dei pericolosi disturbatori.
Col passare del tempo, il risveglio conquistò gradualmente anche la Chiesa ed il popolo valdesi. Ma tale conquista avvenne in forme assai più temperate di quelle in verità piuttosto esaltate ed intemperanti dei primi momiers, e soprattutto in forme conciliabili pienamente con quell'unità di popolo e chiesa, di cui sopra si è detto. La predicazione dei pastori o la pietà individuale e fami­liare dei laici assunsero tonalità risvegliate, come dall'esempio dell'attivismo umanitario dei risvegliati stranieri attinsero impulso i valdesi per creare nelle Valli una fitta, rete di istituzioni scolastiche o sociali od assistenziali. Ma non si parlò più di separare una minoranza di salvati dal corpo del popolo-chiesa. E chi restò su queste posizioni di setta , finì effettivamente per uscire dalla Chiesa Valdese e creare quella dissidencc , i cui resti sussistono ancora in taluni villaggi delle Valli. Vi furono cioè dei gruppi di contadini, che aderirono alla Chiesa dei Fratelli, vale a dire a quella organizzazione a carattere squisitamente settario , che già era stata importata in Italia dal conte Guicciardini e che nel Piemonte stesso era comparsa per la prima volta, in seguito alla fuga di taluno dei seguaci del conte Piero negli stati sabaudi, onde scampare all'arresto da parte della polizia granducale.
È chiaro dunque che non si può parlare di momiers a proposito del Meille. del Malan e della classe dirigente valdese, in genere, con cui ebbe a che fare lo Shaftesbury. Non furono davvero dei momiers dissidenti quei valdesi che cominciarono a fare opera di proselitismo in Piemonte al tempo del governo Cavour, sibbene dei pastori o degli operai , agenti alle dipendenze della Chiesa, chiamiamola cosi, ufficiale. E soprattutto non furono per nulla momiers i Meille, i Malan ed i loro affini. Erano gente di robusta fede personale e con ogni probabilità simpatizzante per il risveglio (e chi non lo era fra i prote­stanti più devoti della loro età?): ma erano ben lontani dalla mentalità settaria o dalle esaltazioni isteriche degli autentici momiers. La prova migliore di questo, in fondo, è data dalla stessa relazione del dott. Marcelli, da cui risulta ben chiaro di quanta prudente cautela (per non dire diffidenza montanina...)' costoro dessero prova nei loro rapporti con lo Shaftesbury medesimo.
Diciamo anzi le cose come stanno. Oltre che calvinisti, questi leaders valdesi di cento anni fa, malgrado il vento di romanticismo che soffiava attorno a loro, restavano dei buoni picmontesoni all'antica: coraggiosi ed intraprendenti abba­stanza da lanciarsi senza paura nella grande avventura del Risorgimento politico e della rinascita religiosa dell'Italia, ma troppo avvezzi a stare con i piedi piantati saldamente sulla terra, per non diffidare d'istinto di ogni estremismo intemperante