Rassegna storica del Risorgimento

MARINA AUSTRIACA
anno <1918>   pagina <212>
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l-r. Qonnà
VI, R. Veneta Marina - ad ammirare la grandezza romana, ad esal­tarsi alle glorie delie nostre Repubbliche marinare, ad inorgoglirsi al racconto delle superbe gesta degli Italiani che combatterono sotto Napoleone, in loro facendo naturalmente sorgere l'amore della gloria .e F idea d'affrancarsi dallo straniero col rendere grande l'Italia.
Vedremo più innanzi come questi spiriti òV italianità contribui­ranno a sfasciare 1*1. R. Veneta Marina, nel tempo stesso che Met­termeli a Vienna dovrà cadere sotto il peso della sua infausta poli­tica reazionaria e tirannica.
IV. Sulle eoste sirìache.
Dopo tante deportazioni compiute, FI. R. Veneta Marina parve godere una sosta nell'opera reazionaria alla quale l'aveva condan­nata Metternich.
Nell'anno 1837 una divisione, composta dalla fregata Guerriera (sostituita alla fine dell'anno dalla Medea), dalla corvetta Adria, dal brigantino Orestei dalle golette Fenice, Elisabetta, Sentinella, fu di stazione nell'Adriatico.
n primo settembre di questo medesimo anno 1837 fu una data notevolissima per la navigazione a vapore dell'Adriatico e del Medi­terraneo. Il servizio di posta e dei passeggeri, che per lo addietro era stato disimpegnato dalle navi da guerra, con quel giorno veniva incominciato dai piroscafi del Lloyd austriaco, fondato dal barone de Bruck. Questi piroscafi dovranno essere più tardi ausiliari preziosi dell'I. R. flotta.
Ma la momentanea sosta nell'opera di repressione doveva ben presto finire. Alcune I. R. navi dovranno quanto prima essere uti­lizzate a difesa del legittimismo turco. Proprio così: navi cristiane in aiuto del Gran Sultano.
Malgrado F impero ottomano, dopo un decennio di lotte e di sconfitte (1821-'30)i.la distruzione della sua fiotta a Navarrino, la dichiarata indipendenza ellenica, V iniziata conquista francese del­l'Algeria, fosse diminuito come potenza militare e politica; malgrado dopo secoli ch'orasi accampato sulle rive del Bosforo non avesse saputo darò alcun frutto di civiltà, ma anzi avesse dimostrato all'evidenza l'irreducibilità sua ad ogni progresso umano, pur tuttavia era rite­nuto siccome indispensabile all'equilibrio europeo. E questa sua in­dispensabilità divenne un dogma della politica d'Europa, che solo oggi, in mezzo alle tragedie dell' immane guerra cui assistiamo, len-