Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1954
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pagina
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203
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RELAZIONI
LA CIRCOLAZIONE DELLE IDEE
Se dovessimo quest'anno occuparci della storia politica, multare, diplomatica del Risorgimento non mi par dubbio che dovremmo partire dall'età della rivoluzione francese. Lì ha inizio il movimento che doveva portare alla formazione dello Stato italiano. Di là comincia il Risorgimento. La boria delle nazioni non fa più velo agli occhi e all'animo della nostra storiografia e sappiamo vedere con sempre maggiore chiarezza la differenza che passa tra le parole e i fatti, tra la retorica e l'azione. Non siamo più in cerca di precursori e di nomi illustri per ornare il prologo in cielo del nostro Risorgimento e sappiamo che il movimento comincia a nascere soltanto il giorno in cui sorge un gruppo di uomini, sia pur piccolo, che pone al centro del suo programma l'unità italiana e agisce per ottenerla. Questo avverrà soltanto quando la rivoluzione comincerà a porsi come un modello, un incitamento, e a uscire dai confini della Francia dell'antico regime.
Ma il tema che ci proponiamo quest'anno di discutere assieme è di storia delle idee, di circolazione degli ideali politici e sociali, di formazione delle mentalità e delle opinioni pubbliche. Il limite cronologico della storia politica è men valido allora. Non solo la storia del sorgere e dell'affermarsi del' l'unità italiana, nel quadro dell'Europa ottocentesca, dobbiamo osservare, ma la storia di tutte quelle idee che variamente ostacolarono, colorarono o si legarono più o meno intimamente al sorgere dello stato unitario: conservazione, riforma, costituzione, libertà, democrazia. Queste si affermano nel Settecento europeo, prendono nel secolo dei lumi la forma che le farà ancora vive durante l'Ottocento. Là dobbiamo cercarle, non come precorri-menti di qualche cosa che ancora non era nato, ma come forze che hanno un loro proprio valore e significato e che ci chiariscono il processo del nostro Risorgimento, a condizione di distinguerle storicamente da esso.
Benedetto Croce ci ha detto a quali anni dobbiamo guardare per vedere l'inizio di una ripresa intellettuale e morale in Italia: gli ultimissimi decenni del Seicento. La constatazione è esatta per i legisti e i pensatori napoletani come per la classe dirigente piemontese, per i dotti toscani e veneti come per qualche teologo romano. Ed è una data europea, non soltanto italiana. Se vogliamo adoperare il linguaggio espressivo, anche se forse troppo attuale di Paul Hazard, è l'inizio della crisi della coscienza europea. Recenti studi di storici francesi, e soprattutto di Jean Oreibal ci hanno ridato vivo il senso di quel che i contemporanei sentirono acutamente, e che poi venne alquanto obliterato dalle apologie cortigiane e cattoliche. Il senso cioè dell'importanza del 1685, della revoca dell'editto di Nantes. Fine di quel che restava di vivo della riforma cattolica, tentativo di chiudere con un atto di forza l'età della controriforma, affermazione d'assolutismo che cristallizza per reazione i primi nuclei delle forze che domineranno il secolo seguente, dal giansenismo di Quesnel alla critica di Bayle, alla ripresa delle correnti libertina, parlamentare e nobiliare. Le guerre contro Luigi XIV, la coali-