Rassegna storica del Risorgimento

anno <1954>   pagina <204>
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Franco Venturi
zione europea incentrata sull'Inghilterra delia gloriosa rivoluzione con­tro il pericolo d'una monarchia universale verranno poi a creare il largo terreno su cui si svilupperà la prima fase della vita settecentesca.
La partecipazione ad essa degli Italiani sarà notevole. Napoli si dimostra particolarmente aperta alle correnti europee. Gravina e Paolo Mattia Doria, per limitarci naturalmente alle idee politiche e soltanto agli esempi più noti, saranno nomi europei, e ad essi si rifarà Montesquieu, colui cioè che sintetizza i risultati di questo primo Settecento. Altri centri ed altri nomi attendono ancora d'essere studiati con quell'ampiezza con cui si è studiata Napoli. Per non far che un esempio: quel Marana, autore delP Espion ture che è legato alle lotte politiche della sua Genova e che rappresenta d'altra parte un caratteristico esempio di libertinismo politico.
Ma anche un ulteriore approfondimento non credo possa venire a modi­ficare una constatazione centrale: l'aspetto delle idee politiche italiane che ha maggiore importanza e valore europeo al passaggio dei due secoli e poi nei primi decenni del Settecento è il giurisdizionalismo. L'anticurialismo ricollega la cultura italiana e quella francese attraverso l'esempio della chiesa gallicana (particolarmente importante in Piemonte), allarga di nuovo lo sguardo ai problemi di altri paesi come il Belgio, la Spagna e l'Impero, ripropone ben presto i problemi dell'organizzazione interna della chiesa (soprattutto al momento dell'appello al concilio compiuto in Francia da coloro che non accettano la bolla Unigenitus). Attraverso il giurisdizionalismo legisti e pubblicisti si sentono partecipi d'un problema che, pur atteggiandosi diversamente da paese a paese, è ovunque vivo e che va anche al di là delle frontiere della cattolicità (basterà ricordare l'abolizione del patriarcato compiuta da Pietro il grande sotto l'influsso d'un teologo, Feofan Proko-povic che aveva compiuto i suoi studi a Roma), D'altra parte il giurisdizio­nalismo è tino dei punti della vita culturale italiana in cui possiamo meglio constatare un contemporaneo allargarsi europeo e -un rifarsi alla tradizione del Cinquecento. Paolo Sarpi ritorna come un esempio ed un modello, ammi­rato e tradotto all'estero, citato, ripubblicato e studiato nel Settecento ita­liano. Un esame minuto della sua fortuna in questo secolo, dalle carte dei legisti piemontesi dell'epoca di Vittorio Amedeo II alla vita del Griselini, ci darebbe un'idea precisa di questa circolazione insieme europea ed ita­liana delle sue idee.
Anche recentemente l'anticurialismo, almeno del primo periodo, è stato giudicato negativamente, come una prova d'insufficiente volontà di lottare contro la feudalità ed i baroni, quasi un succedaneo ed una rinunzia ad una politica di cui ci si sentiva incapaci. Questo giudizio di Gabriele Pepe non tiene tuttavia conto dell'importanza che il giurisdizionalismo ebbe nella formazione ideologica del Settecento italiano. È bensì vero che esso si svi­luppò soprattutto là dove maggiori erano state le rinunzie nel Seicento, come in Piemonte e a Napoli, è vero che esso potè affermarsi più fortemente là dove più attivo era l'assolutismo, mentre in Francia cran già i parlamenti, l'alto clero, dei corpi autonomi, a prender l'iniziativa e non a subirla. Ma non possiamo dimenticare che proprio attraverso di esso, all'ombra dei mo­narchi, prese coscienza di sé ima nuova classe dirigente, capace di sviluppo, capace cioè di passare dalle controversie con la corte di Roma alle riforme interne degli stati italiani