Rassegna storica del Risorgimento

anno <1954>   pagina <205>
immagine non disponibile

La circolazione delle idee 205
Basta uno sguardo alla ricostruzione dell'università di Torino per accor­gersene. Vittorio Amedeo II insistette perchè i professori di essa fossero non soltanto capaci di ubbidienza, ma si tenessero ben lontani dalla men­talità romana. La contrapposizione prese in lui addirittura una forma na­zionale. Voleva degli ultramontani ad insegnare la teologia, per evitare ohe gli allièvi non fossero pieni di soffismi. nei quali danno gli italiani. Le sode massime che insegnarono questi professori giunti dalla Francia avrebbero contribuito a far sorgere una nuova classe dirigente. Esempio caratteristico dell'apertura creata dalle dispute con la curia, proprio in un paese in cui, a dirla con Dcnina, la nobiltà si occupava alla fine del Seicento soprattutto di astrologia e di alchimia e in cui non eran neppure sufficienti i laici per scrivere gli elogi del principe.
La figura di Radicati in Piemonte e di Giannone a Napoli, paradossal­mente il primo, compiutamente il secondo, stanno a dimostrarci le possibi­lità intrinseche che conteneva il giurisdizionalismo. Radicati porrà ad un Piemonte che guarda all'Inghilterra il problema di una riforma (la parola è sua) che, se pur nasceva in lui da una visione religiosa insieme deistica e quietistica, si esprimeva già compiutamente in forme politiche, in una ver­sione illuminista degli esempi di Luigi XIV, di Pietro il grande e soprattutto di Enrico VIII, tendenti, secondo lui, a riassorbire integralmente là Chiesa nello Stato. Abbandonando poi il Piemonte in volontario esilio, passerà ad ammirare il governo misto inglese, per finire col riporre la sua fiducia e spe­ranza unicamente nella democrazia perfetta, in un mondo senza proprietà e autorità. I suoi scritti avranno una notevole eco in Europa, dalle riviste olandesi al grande storico tedesco Mosheim e saranno persino refutate a Koenigsberg e a Lipsia. Giannone, dalle comparse conclusionali e dalla men­talità giuridica si leverà all'idea d'una storia civile, per finire a quel Tri­regno in cui la cultura europea a lui contemporanea, Fleury, Spinoza, Ledere, Richard Simon, Burnet, Bayle, si organizza in una visione della religione umana che nell'età sua resta per molti aspetti solitaria e solo si può ravvicinare allo svolgimento religioso dell'umanità gentile ricostruita dal Vico, come giustamente ha scritto Adolfo Omodeo. Se la vita di Giannone sarà stroncata, l'opera sua entrerà a far parte della più viva cultura settecen­tesca, ispirerà tutta una classe di nomini di legge e tutta una grossa opera pra­tica, come ci ha indicato Lino Marini. Accanto alle ricerche ih questo senso, per le quali Fausto Nicolini ci ha fornito una solida base, dovremo proseguire l'indagine su Giannone europeo tenendo conto di tutto quello che videro nelle sue opere e nella sua figura gli nomini dei lumi in ogni angolo d'Europa. La figura di Giannone ne uscirà certo ingrandita.
Sviluppandosi dal giurisdizionalismo e sorgendo accanto ed insieme ad esso dai reali bisogni della società degli stati italiani, nasce l'idea della rifor­ma, come allora si disse (da Radicati e Pilato, ad esempio), o delle riforme come più spesso diciamo noi, con parola meno significativa, anche se più aderente ai risultati storici effettivi. Troppo spesso questa riforma è stata considerata come il dissodamento di un campo che poi doveva essere semi­nato nel Risorgimento. Troppo spesso si è disputato per sapere se era auto­nomo o importato lo spirito riformatore. Come se la gran forza del secolo dei lumi non stesse proprio nel suo cosmopolitismo, che semplificava le pa­role fino a renderle comprensibili in tutta Europa, ohe creava una mentalità