Rassegna storica del Risorgimento

anno <1954>   pagina <208>
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Franco Venturi
La volontà dì fare un pò* di bene e cioè anche di concentrare tutto se stesso sulla società civile, svalutando ogni altra attività, s'incarna a Milano in Beccaria che si ispira a Montesquieu, all'Enciclopedia, a Helvétius, ma che sa trovare il punto in cui la filantropia e le riforme s'incontrano in un proble­ma concreto. Beccaria diventa di colpo lo scrittore italiano più noto, tradotto, letto e commentato di tutta l'Europa dei lumi Gli uomini che creano attorno a Caterina la base del suo dispotismo iUuminato sono colpiti dalla sua uma­nità, Voltaire lo commenta, Brissot de Warville, il futuro rivoluzionario, da lui fa cominciare quella, vera e propria enciclopedia del nuovo diritto penale che egli intitola Bibliothèque philosophique du législateur . In Inghilterra egli ha una funzione nell'inizio della corrente radicale. Uno studio su Beccaria in Europa ci farebbe toccare l'uno dopo l'altro tutti i centri dell'illuminismo. La mediazione francese facilita la diffusione, ma non fa ohe mettere in risalto i caratteri di quel trattatello che è forse il più bel frutto del nostro Settecento. Ma se la fortuna europea di Beccaria è nota nelle grandi linee, non altrettanto forse possiamo dire di Filangieri, che degna­mente chiude tutto un movimento, malgrado le utili indicazioni che ci hanno fornito, sui rapporti con Mariano Moreno, Gino Doria e con Franklin, Panfilo Gentile.
Quanto all'economia politica, basterà dire che nella raccolta di Custodi e in quella ideale raccolta che dovrebbe comprendere tutta quella varietà di scritti che manca nel Custodi, abbiamo un quadro dell'Italia, della sua situa* zione reale, di cui cerchiamo invano un parallelo, non soltanto nel secolo precedente, ma anche in quello posteriore, fino alla fine dell'Ottocento. L'e­splorazione sistematica della nostra agricoltura, commercio ed industria, nel Settecento, non ha che un parallelo: l'esplorazione storica del nostro passato compiuta dalla generazione di Muratori. Anche qui spirito riformatore e livello europeo di cultura creano un equilibrio vario da scrittore a scrittore, sempre fecondo. Poiché non mi è evidentemente possibile neppur sollevare il problema dell'importanza assunta nei nostri economisti dalla teorie dei tardi mercanti­listi, dei primi liberisti o dei fisiocrati, mi limiterò a ricordare come il recente libro di George Weulersse sull'epoca di Turgot e di Necker c'inviti ad appro­fondire i rapporti tra i milanesi, soprattutto l'abate Longo, ed i fondatori della fisiocrazia, o a rievocare uno dei meno celebri dei nostri scrittori di cose economiche, il P. Gemelli, gesuita novarese vissuto gran parte della sua vita a Sassari, che ci dà la prova di una conoscenza approfondita e critica tanto delle società agricole spagnole, quanto degli scritti degli economisti inglesi o di Mirabeau padre. Il suo sguardo è acuto e il quadro che ci ha lasciato della Sardegna è mirabile.
L'equilibrio dell'età delle riforme viene intaccato dalle più diverse forze. L'individuo si ribella contro la benevola protezione dello stato. La logica stessa porta la classe dirigente che circonda il sovrano assoluto a chie­der garanzie e a progettare costituzioni. La resistenza delle classi privilegiate comincia a prendere forma organica e crea fermenti complessi di libertà politica e non più soltanto civile. Accanto al cosmopolitismo dominante si fanno sentire le prime contuse note d'un patriottismo nascente.
Anche questo è un processo europeo e può essere inteso solo a condizione di vederlo entro il quadro di quella crisi dell'illuminismo che si può già notare a Parigi negli anni '70 e che porta alle rivoluzioni della fine del secolo.